BEIRUT, 30 MARZO 2026 – Allarme Unifil nel Libano meridionale in fiamme: oggi due peacekeeper indonesiani sono rimasti uccisi in una esplosione che ha colpito un convoglio logistico dell’UNIFIL, distruggendo il loro veicolo, nei pressi di Bani Hayyan nel Settore Est. Altri due peacekeeper sono rimasti feriti, uno dei quali gravemente. L’origine dell’esplosione non è stata determinata.
Ieri, un peacekeeper del contingente indonesiano era stato ucciso in un’esplosione all’interno di una base UNIFIL a Ett Taibe, sempre nel Settore Est. Un altro peacekeeper è rimasto gravemente ferito ed è stato evacuato in un ospedale di Beirut.
I caschi blu si trovano in un contesto sempre più complesso e rischioso, a causa degli scontri tra l’esercito israeliano e i gruppi filoiraniani del sud del Libano. Nella giornata di ieri sono state uccise nel paese 49 persone, per un totale di 1238 morti dall’inizio del conflitto, secondo il governo libanese. Intanto esprimono costernazione per la morte del peacekeeper sia l’Onu (“Nessuno dovrebbe mai perdere la vita al servizio della causa della pace”) che il governo indonesiano. Non si conoscono le circostanze della tragedia ma è stata aperta un’indagine.
L’Unifil ha espresso “le più profonde condoglianze” alla famiglia, agli amici e ai colleghi dei caschi blu morti “mentre portavano coraggiosamente a termine i loro compiti”. “Rimaniamo seriamente preoccupati per diversi episodi di comportamento aggressivo contro i peacekeeper dell’UNIFIL negli ultimi giorni. Tutti gli atti che mettono in pericolo i peacekeeper devono cessare. Tutti gli attori devono attenersi ai propri obblighi per garantire in ogni momento la sicurezza dei peacekeeper. L’inviolabilità delle installazioni delle Nazioni Unite deve essere rispettata”, ha detto il sottosegretario generale al peacekeeping Jean Pierre Lacroix ribadendo che “i nostri peacekeeper restano sul terreno, svolgendo i compiti affidati dal Consiglio di Sicurezza, in condizioni estremamente pericolose. Come potete immaginare, sono limitati nelle loro attività, ma continuano a fare tutto il possibile”.
La forza di pace a guida italiana ha intanto rivolto un nuovo appello a “tutti gli attori” affinché rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale e garantiscano in ogni momento la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite, “astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i peacekeeper”.
La missione ha inoltre ricordato che gli “attacchi deliberati” contro i peacekeeper costituiscono “gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza” e “possono equivalere a crimini di guerra”. Su entrambi i lati della Blue Line “sono già state perse troppe vite in questo conflitto”, ha aggiunto ancora l’Unifil, ribadendo che “non esiste una soluzione militare” e che “la violenza deve finire”. (@OnuItalia)
