ULAANBAATAR, 26 AGOSTO 2026 – Dalla tracciabilità delle filiere alla circolarità dei prodotti tessili, l’Italia porta alla COP17 sulla desertificazione l’esperienza maturata nel campo della moda sostenibile. L’ambasciatrice italiana in Mongolia, Giovanna Piccarreta, è intervenuta al Fashion4Land Forum, organizzato a Ulaanbaatar nell’ambito della COP17, la 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), in corso nella capitale mongola dal 17 al 28 agosto.
Il Forum, promosso nel quadro della piattaforma Business4Land della UNCCD con il coinvolgimento del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e della Sustainable Fibre Alliance, punta a mettere in relazione un’industria globale come quella della moda con la protezione del suolo, il ripristino degli ecosistemi e la salvaguardia delle comunità che dalle risorse naturali traggono il proprio sostentamento.
Piccarreta ha partecipato alla sessione “Navigating Fashion Standards: Policy Dialogue on Sustainable Regulations”, dedicata a standard, regolamentazioni e sistemi di tracciabilità necessari ad accompagnare la transizione ambientale del settore tessile. Al confronto hanno preso parte rappresentanti dei governi, organizzazioni internazionali, imprese e altri attori delle filiere globali.
Al centro dell’intervento italiano, la necessità di rendere più semplici, chiari e interoperabili i sistemi di due diligence, tracciabilità e reporting. Definizioni condivise, dati affidabili e strumenti digitali accessibili lungo l’intera catena produttiva, ha sottolineato l’ambasciatrice, sono indispensabili per evitare che la moltiplicazione degli standard finisca per ostacolare anziché favorire la transizione.
L’aumento delle ambizioni ambientali deve inoltre tradursi in norme concretamente applicabili e proporzionate, capaci di coinvolgere non soltanto i grandi gruppi internazionali, ma anche le piccole e medie imprese, particolarmente importanti per il sistema produttivo italiano.
L’Italia ha portato al Forum alcune delle esperienze già avviate a livello nazionale ed europeo: dalla raccolta differenziata dei rifiuti tessili al lavoro sul regime nazionale di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), fino all’impiego dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici. Strumenti che mirano ad aumentare la circolarità dei prodotti, la trasparenza delle catene di approvvigionamento e la domanda di beni con un minore impatto ambientale.
Nel dibattito è stata richiamata anche la G7 Agenda on Circular Textiles and Fashion, promossa durante la Presidenza italiana del G7, con cui Roma ha cercato di portare il tema della circolarità del tessile e della moda nell’agenda internazionale.
Il confronto ha assunto un significato particolare proprio in Mongolia, uno dei maggiori produttori mondiali di cashmere. Il Fashion4Land Forum ha dedicato particolare attenzione alle filiere della lana e del cashmere e al rapporto tra produzione, uso sostenibile del territorio e condizioni di vita delle comunità locali. Catene del valore più trasparenti e responsabili possono infatti contribuire non soltanto a ridurre l’impatto ambientale della moda, ma anche alla tutela e al ripristino dei territori da cui provengono le fibre naturali.
È il punto di contatto con la missione della UNCCD, la Convenzione ONU che dal 1994 costituisce il quadro internazionale per contrastare desertificazione e degrado del suolo e mitigare gli effetti della siccità. Alla COP17 di Ulaanbaatar, il coinvolgimento del settore privato è uno dei tasselli della ricerca di soluzioni che colleghino gli impegni ambientali globali alle decisioni prese lungo le catene produttive. (@OnuItalia)
