Italia all’ONU: “Il cibo non sia mai usato come arma di guerra”

NEW YORK, 26 AGOSTO 2026 – A otto anni dall’adozione della risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza, che ha riconosciuto esplicitamente il legame tra conflitti armati e insicurezza alimentare, l’Italia rilancia l’allarme: la fame non deve mai essere utilizzata come arma di guerra. Con oltre 147 milioni di persone alle prese con insicurezza alimentare acuta provocata dai conflitti, Roma chiede di colmare il divario tra gli impegni assunti dalle Nazioni Unite e la loro applicazione sul terreno.

Intervenendo all’ONU sul tema della Conflict-Related Food Insecurity, l’Italia ha ricordato come la risoluzione 2417, approvata all’unanimità nel 2018, abbia rappresentato una svolta nel quadro internazionale per la protezione dei civili, condannando esplicitamente l’uso della fame contro le popolazioni e riconoscendo che il ricorso al cibo come arma può costituire un crimine di guerra.

Otto anni dopo, tuttavia, “l’attuazione rimane insufficiente” e persiste un “implementation gap” tra le norme stabilite dal Consiglio di Sicurezza e la realtà dei conflitti, ha detto in un intervento in Consiglio di Sicurezza il numero due della missione italiana, Gianluca Greco.

I numeri citati dall’Italia, tratti dall’ultimo rapporto del Segretario Generale sulla protezione dei civili, fotografano una situazione allarmante: più di 147 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta a causa dei conflitti, mentre a Gaza e in Sudan le popolazioni affrontano condizioni estreme di malnutrizione e povertà provocate dalle guerre.

Roma ha ricordato le iniziative umanitarie lanciate negli ultimi anni nelle principali aree di crisi. Con Food for Gaza, l’Italia ha consegnato circa 2.400 tonnellate di cibo, medicinali e aiuti umanitari alla Striscia, mobilitando settore privato e organizzazioni della società civile e lavorando in coordinamento con il World Food Programme (WFP), la FAO e il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Sulla base di quell’esperienza è stata successivamente avviata Italy for Sudan, per portare aiuti alla popolazione travolta dalla guerra. In Ucraina, invece, l’Italia ha sostenuto le autorità di Kiev e il WFP attraverso Grain from Ukraine, contribuendo alla capacità del Paese di produrre ed esportare cereali e a contenere le ripercussioni internazionali dell’aggressione russa.

A queste emergenze si aggiunge ora, secondo l’intervento italiano, il rischio di una nuova crisi alimentare globale legata al conflitto nello Stretto di Hormuz. Le difficoltà nell’approvvigionamento di fertilizzanti e l’aumento dei prezzi dei carburanti potrebbero spingere decine di milioni di altre persone verso l’insicurezza alimentare acuta. La FAO ha segnalato come le perturbazioni nello Stretto stiano già incidendo sui flussi di petrolio, gas naturale liquefatto, zolfo e fertilizzanti, facendo salire i costi degli input agricoli a livello mondiale.

L’Italia sta lavorando con la FAO e ha sottolineato il ruolo dell’Agricultural Market Information System (AMIS), piattaforma che punta ad aumentare la trasparenza dei mercati nei periodi di forte volatilità e che ha esteso la propria attenzione anche ai fertilizzanti.

Sul fronte della prevenzione, Roma ha inoltre ricordato la “Rome Coalition on Fertilizer Access and Food Security”, iniziativa lanciata insieme alla Croazia lo scorso maggio nell’ambito del MED9 per affrontare il problema dell’accesso ai fertilizzanti e le sue conseguenze sulla sicurezza alimentare.

L’Italia ha ribadito il pieno sostegno alla risoluzione 2417, chiedendo però meccanismi più solidi di monitoraggio, reporting e accountability e un maggiore coinvolgimento delle tre agenzie ONU con sede a Roma — FAO, IFAD e WFP — al centro degli sforzi internazionali per rendere i sistemi alimentari più resilienti, sostenibili e inclusivi. In qualità di Paese ospite, l’Italia ha assicurato di voler continuare a investire nel rafforzamento della governance delle agenzie romane.

Ma il nesso tra guerra e fame, ha sottolineato Roma, richiede anche un cambiamento nell’azione dello stesso Consiglio di Sicurezza: non limitarsi a reagire alle singole crisi in cui i conflitti provocano fame, ma individuare e valutare le dinamiche più ampie attraverso le quali le guerre possono interrompere gli approvvigionamenti alimentari mondiali.

Da qui il collegamento con un’altra priorità della diplomazia italiana all’ONU: la riforma del Consiglio di Sicurezza. L’Italia ha ribadito il sostegno a una riforma complessiva nell’ambito dei negoziati intergovernativi (IGN), per arrivare a un Consiglio «più responsabile, rappresentativo, inclusivo, trasparente, efficiente, efficace e democratico», invitando gli Stati membri a mostrare flessibilità e apertura nella ricerca di un’intesa.

Il messaggio italiano, a otto anni dalla risoluzione 2417, è che proteggere l’accesso al cibo non rappresenta soltanto una questione umanitaria: impedire che guerre locali provochino fame dentro e fuori dai loro confini è diventato anche un problema di sicurezza internazionale. (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

Articoli Correlati

Rimani Connesso

4,527FansMi piace
7,156FollowerSegui

Ultimi Articoli