NEW YORK, 26 MAGGIO 2026 – Le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo allarme sull’escalation militare nel sud del Libano, dove gli scontri tra Israele e Hezbollah stanno mettendo sotto forte pressione il fragile cessate il fuoco raggiunto nelle scorse settimane, mentre crescono anche le tensioni regionali dopo i raid americani contro obiettivi iraniani.
Nel briefing al Palazzo di Vetro, il portavoce ONU Farhan Haq ha riferito che la missione UNIFIL ha osservato “un’estesa attività militare israeliana” insieme ad attacchi di gruppi armati non statali, “presumibilmente Hezbollah”, nell’area operativa della missione.
L’escalation coincide con l’annuncio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui Israele starebbe “approfondendo la propria operazione” in Libano. “L’IDF sta operando con grandi forze sul terreno e prendendo il controllo di posizioni strategiche”, ha dichiarato Netanyahu durante una riunione del gabinetto di sicurezza, confermando che le forze israeliane stanno avanzando oltre la linea di demarcazione prevista dal cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti il mese scorso.
Secondo UNIFIL, solo nella giornata di lunedì sono state registrate 91 violazioni dello spazio aereo — il numero più alto dall’entrata in vigore della cessazione delle ostilità il 17 aprile — oltre a 399 episodi di fuoco attribuiti alle Israel Defense Forces e 11 traiettorie di proiettili attribuite a Hezbollah.
La missione ONU a comando italiano ha inoltre documentato un’intensa attività militare israeliana durante tutto il fine settimana: 247 episodi di fuoco venerdì e circa 160 al giorno tra sabato e domenica. Hezbollah avrebbe invece lanciato 16 raffiche di proiettili nella sola giornata di domenica, oltre ad altri attacchi nei giorni precedenti.
Secondo UNIFIL, i movimenti sul terreno comprendono “massicci spostamenti di mezzi corazzati israeliani, lavori di ingegneria su larga scala, intenso traffico logistico e continui bombardamenti di artiglieria, colpi di mortaio e impatti di razzi”.
Particolare preoccupazione desta anche la sicurezza del personale ONU che vede un migliaio di italiani impegnati con la forza di pace. Lunedì un drone è esploso a circa dieci metri da una postazione UNIFIL a Shama, nel settore occidentale della missione. Non si sono registrati feriti né danni alle strutture delle Nazioni Unite, ma è stata aperta un’indagine con l’intervento di una squadra specializzata in ordigni esplosivi.
Sabato UNIFIL aveva già osservato due attacchi con droni attribuiti a Hezbollah nel settore occidentale: uno a circa 180 metri dal quartier generale della missione a Naqoura e un altro contro una posizione israeliana a nord della Blue Line, nei pressi di Alma al-Shaab.
Nonostante il deterioramento della situazione sul terreno, le Nazioni Unite hanno sottolineato che UNIFIL continua a facilitare missioni umanitarie in coordinamento con Office for the Coordination of Humanitarian Affairs e altri attori umanitari presenti nell’area. (@OnuItalia)
