Il sogno di Charles: con UNICORE dal Sud Sudan alla laurea al Poltecnico

MILANO, 25 LUGLIO 2026 – Fuggito dalla guerra civile in Sud Sudan, rifugiato in Uganda e oggi laureato in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano. È la storia di Charles Emmanuel Waru, raccontata dal quotidiano cattolico Avvenire, che vede nel conseguimento della laurea il traguardo di un percorso segnato da conflitti, fuga e rinascita grazie ai corridoi universitari promossi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, il percorso di Charles comincia nel 2007, quando lascia il Sud Sudan per proseguire gli studi superiori in Uganda a causa dell’instabilità nel Paese. Nel 2015 torna temporaneamente a casa, ma l’anno successivo l’esplosione del nuovo conflitto civile e il tentativo di colpo di Stato lo costringono a una nuova fuga.

In fuga dalle guerre in Africa

Nel racconto ad Avvenire, Waru ricorda di aver attraversato numerosi posti di blocco e di aver rischiato la vita lungo il tragitto verso il confine ugandese, dove bande armate assaltavano e incendiavano i veicoli in transito. Riuscito a raggiungere l’Uganda come rifugiato, completa un primo percorso universitario, ma non riesce a trovare lavoro, anche perché molte opportunità richiedono la cittadinanza del Paese ospitante. Dalla fuga non ha più rivisto la madre e il resto della famiglia, dispersi in luoghi diversi durante il conflitto.

La svolta arriva nel 2023 con la selezione al programma Unicore – University Corridors for Refugees, l’iniziativa sostenuta dall’Unhcr che offre a studenti rifugiati già laureati la possibilità di frequentare corsi di laurea magistrale in Italia. Il progetto coinvolge oggi circa 41 università italiane, tra cui il Politecnico di Milano.

Il programma UNICORE

Il progetto UNICORE è nato nel 2019 da un’iniziativa di UNHCR Italia e dell’Università di Bologna con una prima fase pilota durante la quale sei studenti sono stati accolti da due atenei, per poi espandersi fino a coinvolgere oltre 40 università italiane che in cinque anni hanno offerto più di 180 borse di studio a studenti rifugiati. Come ricorda Avvenire, il programma garantisce non solo una borsa di studio, ma anche un pacchetto di servizi che comprende alloggio, buoni pasto, computer portatile, abbonamento ai mezzi pubblici, tutoraggio accademico e, nei casi di maggiore necessità, supporto psicologico. All’integrazione degli studenti contribuiscono inoltre organizzazioni come Caritas e Diaconia Valdese, che li assistono anche nelle pratiche amministrative e nell’inserimento sociale.

L’arrivo in Italia ha rappresentato un’ulteriore sfida per Charles, chiamato a recuperare rapidamente gli insegnamenti già avviati e ad affrontare lo studio della lingua italiana. Pur continuando a preferire l’inglese nelle situazioni più formali, il neolaureato guarda ormai al proprio futuro nel nostro Paese.

«Voglio restare in Italia perché spero di costruire qui il mio futuro», afferma Waru nell’intervista ad Avvenire, chiudendo un capitolo della sua vita e aprendone uno nuovo all’insegna dell’integrazione, della formazione e della speranza. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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