L’Italia rilancia sulla riforma: “Limitare il veto, più peso ai membri eletti”

NEW YORK, 15 APRILE 2026 – L’Italia torna a spingere per una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che renda il sistema decisionale “più democratico, efficiente e responsabile”. In un intervento nel corso dei negoziati intergovernativi al Palazzo di Vetro, l’ambasciatore Giorgio Marrapodi ha ribadito la posizione di Roma e del gruppo Uniting for Consensus (UfC), centrata sulla limitazione del potere di veto e sul rafforzamento dei membri eletti.

Secondo Marrapodi, il veto “incide profondamente sull’efficienza del Consiglio”, arrivando in molti casi a paralizzarne la capacità di agire nel rispetto del mandato fissato dalla Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Uno strumento che, ha sottolineato, “contrasta con i principi di democrazia, responsabilità, efficienza ed eguaglianza sovrana tra gli Stati”.

La posizione italiana resta netta: l’obiettivo ideale è l’abolizione del veto, considerato un meccanismo “anacronistico” e tra le cause principali delle criticità del Consiglio. Tuttavia, ha riconosciuto il rappresentante italiano, una modifica della Carta delle Nazioni Unite in tal senso richiederebbe il consenso dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Federazione Russa, Cina, Francia e Regno Unito — e appare quindi difficilmente raggiungibile nel breve periodo.

Per questo, l’UfC propone misure immediate e pragmatiche per limitare l’uso e l’abuso del veto. Tra queste, l’impegno dei membri permanenti a non ricorrervi in situazioni particolarmente gravi, come atrocità di massa e crimini di guerra, in linea con iniziative già sostenute da una larga parte degli Stati membri, come quella franco-messicana e il codice di condotta ACT.

“Finché esiste, il veto deve essere soggetto ad accountability”, ha affermato Marrapodi, richiamando l’importanza dell’iniziativa adottata nel 2022 dall’Assemblea Generale, che prevede la convocazione automatica dell’organo plenaria ogni volta che un veto viene esercitato, per rafforzare trasparenza e scrutinio politico.

L’Italia ha inoltre evidenziato come anche la sola minaccia di ricorrere al veto influenzi negativamente il processo decisionale, alterando gli equilibri interni del Consiglio proprio nei momenti più delicati e critici, quando sarebbe invece necessario un intervento rapido ed efficace.

Nel delineare la propria visione di riforma, Marrapodi ha insistito su un riequilibrio del potere decisionale attraverso l’aumento e il rafforzamento dei membri eletti, così da rendere il Consiglio più rappresentativo e meno esposto a blocchi sistemici. Una riforma che, nelle parole del rappresentante italiano, dovrà “migliorare, e non indebolire, la capacità del Consiglio di agire rapidamente e in linea con il proprio mandato”.

Infine, Marrapodi ha ribadito la disponibilità dell’Italia a proseguire il dialogo con tutti gli Stati membri e i gruppi negoziali per una riforma “equilibrata e pragmatica”, guidata da un rinnovato impegno verso il multilateralismo e la responsabilità condivisa. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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