NEW YORK, 21 MAGGIO 2026 – L’Italia ha co-sponsorizzato e votato a favore della risoluzione che conferma il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sugli obblighi giuridici degli Stati in materia di cambiamento climatico, riaffermando al Palazzo di Vetro il proprio sostegno alla diplomazia climatica multilaterale e al ruolo delle istituzioni internazionali.
Nel suo intervento alle Nazioni Unite, il Vice Rappresentante Permanente, Gianluca Greco, ha ringraziato Vanuatu per la leadership esercitata nei negoziati sulla crisi climatica e sulle sue conseguenze globali, “specialmente per i Paesi in situazioni particolarmente vulnerabili, come i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo”. Secondo l’Italia, le discussioni degli ultimi mesi hanno dimostrato “l’impegno collettivo nell’affrontare il cambiamento climatico e la minaccia che esso rappresenta a livello globale”. Sono stati 141 i sì alla risoluzione sull’obbligo giuridico per i governi di affrontare l’aumento della temperatura globale e i suoi effetti. Contrari 8 Paesi: Usa, Russia, Iran, Israele, Arabia Saudita, Yemen, Liberia e Bielorussia.
Nel suo intervento, Greco ha evidenziato tre punti principali. Il primo riguarda la transizione energetica. Roma promuove infatti un modello basato sulla “neutralità tecnologica” e su una “transizione verde competitiva”, fonato su un approccio “all technologies”.
L’obiettivo, ha spiegato l’Italia, è individuare “le migliori soluzioni per lo sviluppo sostenibile sulla base delle evidenze scientifiche e delle priorità nazionali”, salvaguardando al tempo stesso la competitività delle industrie ad alta intensità energetica, considerate essenziali per il settore manifatturiero e per il raggiungimento della neutralità climatica “a costi economici e sociali sostenibili”.
Il secondo punto riguarda i limiti interpretativi del futuro parere della Corte. L’Italia ha sottolineato che “interpretazioni espansive” dell’opinione consultiva dovrebbero essere evitate, “in generale e in particolare nell’attuazione del paragrafo operativo 10”, anche per quanto riguarda l’applicazione del principio di non-refoulement nel contesto del cambiamento climatico.
Infine, Roma ha ribadito che “dialogo e diplomazia climatica”, soprattutto attraverso gli strumenti normativi e istituzionali disponibili nell’ambito della United Nations Framework Convention on Climate Change, “restano le strade migliori per affrontare queste questioni complesse”.
“In questo spirito, l’Italia continuerà a lavorare insieme al resto della comunità internazionale in tutti i fori pertinenti”, ha concluso la delegazione. (@OnuItalia)
