SHAMA, 8 AGOSTO 2026 – La Brigata Pozzuolo del Friuli, che ha assunto il 5 agosto il comando del Settore Ovest di UNIFIL subentrando alla Brigata Sassari, potrebbe essere l’ultima grande unita’ dell’Esercito italiano nell’ambito della missione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale. Come ha evidenziato il Comandante Operativo di Vertice Interforze (COVI), Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, in una audizione parlamentare il primo luglio, la missione dell’ONU sembra avviarsi alla conclusione con poche possibilità che venga rinnovata alla scandenza del mandato il prossimo dicembre.
Il passaggio di responsabilità tra il Generale di Brigata Andrea Fraticelli e il parigrado Andrea Bertazzo si è svolto presso la base Millevoi di Shama, nel corso di una cerimonia presieduta dal Capo della Missione e Comandante di UNIFIL, Generale di Divisione Diodato Abagnara, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Libano, Fabrizio Marcelli, e del generale Iannucci. La Brigata Sassari, il cui primo contingente e’ rientrato ieri ad Alghero, ha concluso un mandato segnato dall’intensificarsi delle ostilità nel Libano meridionale. Nel corso degli ultimi mesi, il contingente italiano ha garantito il presidio del territorio e supportato la popolazione, adeguando il dispositivo e le misure di protezione all’evoluzione della situazione sul terreno.
“Abbiamo affrontato una situazione in continua evoluzione, nella quale ogni decisione ha richiesto attenzione, flessibilità e senso di responsabilità”, ha dichiarato il Comandante uscente, generale Fraticelli: “Il personale ha continuato a svolgere i propri compiti con imparzialità e determinazione, mantenendo il contatto con le istituzioni libanesi e con le comunità anche durante le fasi più difficili”
La Pozzuolo del Friuli, alla sua ottava missione in Libano sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ha assunto la responsabilità del Settore Ovest, dove operano circa 2.800 caschi blu provenienti da 15 Paesi. Il contingente proseguirà le attività previste dal mandato in aderenza alla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’epilogo di UNIFIL e il dibattito sul futuro
La missione UNIFIL è entrata nella sua fase conclusiva. Dopo quasi mezzo secolo di presenza nel Libano meridionale, il Consiglio di Sicurezza ha deciso nel 2025 di rinnovarne il mandato un’ultima volta, stabilendo che terminerà il 31 dicembre 2026. Da quella data inizierà un ritiro graduale del contingente ONU nel corso del 2027.
La decisione della chiusura della missione e’ nata dalla convergenza di diversi fattori. Gli Stati Uniti hanno sostenuto che la missione non abbia più raggiunto il suo obiettivo principale di impedire il riarmo di Hezbollah e che il governo libanese debba assumersi direttamente la responsabilità della sicurezza nel Sud del Paese. Israele critica da anni UNIFIL, ritenendola incapace di fermare la presenza militare di Hezbollah a sud del Litani e di far rispettare pienamente la risoluzione 1701. Il Libano, a sua volta, pur avendo chiesto inizialmente un rinnovo tradizionale del mandato, ha infine accettato un’estensione finale accompagnata dal trasferimento progressivo delle responsabilità all’esercito libanese.
Nelle ultime settimane, tuttavia, è emersa una nuova ipotesi: creare una forza internazionale di verifica composta da alcuni Paesi selezionati, incaricata di controllare il disarmo di Hezbollah. Una delle opzioni allo studio è incorporare questo nuovo meccanismo all’interno di UNIFIL oppure creare una nuova missione ONU con un mandato diverso. Per farlo potrebbe essere necessaria una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
L’Italia, che ha dato a UNIFIL cinque capi missione, resta uno dei principali contributori della forza di pace e ha sempre sostenuto il mantenimento della missione. Negli ultimi mesi il governo italiano ha inoltre partecipato ai negoziati internazionali sul futuro assetto di sicurezza del Libano meridionale. Dopo la decisione della chiusura di UNIFIL, il governo italiano ha indicato l’intenzione di continuare a sostenere le Forze armate libanesi attraverso missioni di addestramento e cooperazione, anche se il formato definitivo della presenza internazionale non è ancora stato stabilito. (@OnuItalia)
