Dopo UNIFIL: emerge proposta di monitoraggio italiano lungo la Blue Line

NEW YORK/ROMA, 16 LUGLIO 2026 – L’Italia si candida ad assumere un ruolo operativo nella futura architettura di sicurezza del Libano meridionale mentre alle Nazioni Unite entra nel vivo il confronto sul dopo-UNIFIL. Secondo quanto si apprende, Roma ha presentato una proposta che prevede attività di monitoraggio lungo la Blue Line, osservazione, pattugliamenti limitati e controllo diretto di alcune aree, in coordinamento con i protocolli che saranno definiti dalle Nazioni Unite.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che la proposta italiana è oggetto di attenzione internazionale, affermando all’ANSA che Stati Uniti e Israele “ci rispettano”.

La proposta arriva in un momento cruciale. Oggi i quindici membri del Consiglio di Sicurezza sono chiamati a esaminare, nel corso di consultazioni a porte chiuse, l’ultimo rapporto del segretario generale Antonio Guterres sull’attuazione della risoluzione 1701, il documento che dal 2006 costituisce il quadro di riferimento per il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Il mandato dell’Unifil, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, terminerà infatti il 31 dicembre 2026 e il Palazzo di Vetro è impegnato a definire le possibili opzioni per la presenza internazionale che le succederà.

Nel rapporto trasmesso al Consiglio, il segretario generale ribadisce che non esiste una soluzione militare al conflitto e presenta tre possibili configurazioni per una futura presenza ONU, tutte significativamente più ridotte rispetto all’attuale Unifil. Le opzioni spaziano da una missione leggera con capacità limitate di osservazione a una presenza più robusta, in grado di monitorare l’intera Blue Line, verificare le violazioni della risoluzione 1701 e sostenere il dispiegamento delle Forze armate libanesi.

Parallelamente procede il percorso avviato con il “Trilateral Framework” firmato il 26 giugno da Libano, Israele e Stati Uniti, che prevede l’avvio di zone pilota nelle quali, una volta verificata la smilitarizzazione e lo smantellamento delle infrastrutture dei gruppi armati non statali, l’esercito libanese assumerà la piena responsabilità della sicurezza, consentendo il progressivo ritiro delle forze israeliane.

In questo contesto si sono svolti il 14 e 15 luglio a Roma nuovi colloqui tra Israele e Libano ospitati dall’ambasciata americana, dedicati proprio all’attuazione delle prime aree pilota. Secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, durante gli incontri sarebbe stata avanzata l’ipotesi di affidare a una presenza italiana il monitoraggio della smilitarizzazione delle zone da cui Israele dovrebbe ritirarsi. Le stesse fonti precisano tuttavia che la proposta è ancora all’esame delle parti.

Resta ancora da chiarire quale sarà il rapporto tra il futuro dispositivo internazionale previsto dal Framework trilaterale e l’eventuale presenza delle Nazioni Unite dopo la conclusione di Unifil. Proprio questo nodo sarà al centro del confronto tra i membri del Consiglio di Sicurezza, chiamati nelle prossime settimane a definire il ruolo che l’ONU continuerà a svolgere nell’attuazione della risoluzione 1701 e nella stabilizzazione del Libano meridionale. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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