ROMA, 22 LUGLIO – L’incubo della fame e’ stato evitato. E nell’accordo sul grano per sbloccare le derrate dai porti ucraini c’e’ anche un segno dell’Italia: lo ha detto il vicedirettore della FAO, Maurizio Martina, dopo l’intesa siglata a Istanbul da Russia e Ucraina.
Un “segno di speranza e una svolta concreta che sancisce novità importanti dopo mesi e
difficilissimi drammatici e che arriva dopo un grande lavoro del segretario Onu, Guterres, un lavoro diplomatico da parte delle autorità turche, e un apporto che il nostro Paese ha sempre dato in queste settimane, in questi mesi per lo sblocco delle derrate di cereali bloccati nei porti ucraini. C’è anche un segno dell’Italia in questo sforzo diplomatico”, ha detto Martina all’ANSA. E’ stata infatti l’Italia è stata con la proposta di Mario Draghi a iniziare a lavorare per questo e ora si raccolgono i frutti dopo 149 giorni di guerra.
L’intesa ha subito provocato un calo del prezzo del grano, sceso dell’1,39% a 849,25
dollari per contratto da 5mila staia mentre il grano tenero cede l’1,61% a 793,25 dollari. “E’ la prova che la diplomazia dietro le quinte funziona ancora”, ha detto Guterres ad Al Jazeera, auspicando che l’intesa rappresenti l’atteso segnale che la pace in Ucraina sia possibile.
Per il premier Mario Draghi, “gli accordi firmati oggi a Istanbul da parte dell’Ucraina, della Russia, della Turchia e delle Nazioni Unite sono un’ottima notizia per tutta la comunità internazionale. Lo sblocco di milioni di tonnellate di grano ferme nei porti del Mar Nero è essenziale per permettere a questi carichi di raggiungere i cittadini di molti Paesi a medio e basso reddito e evitare una crisi alimentare mondiale. Il successo di questo piano dipenderà dalla rapida e piena attuazione degli accordi firmati oggi. L’Italia si è fortemente impegnata negli scorsi mesi per sostenere l’iniziativa di mediazione della Turchia con il ruolo centrale delle Nazioni Unite. Auspichiamo che questi accordi rappresentino un primo passo verso concrete prospettive di pace, in termini che siano accettabili per l’Ucraina”.
