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giovedì, Luglio 18, 2024

Voci dalla Farnesina: Amb. Ferrara e Zappia a colloquio con giovani diplomatici

ROMA, 22 DICEMBRE – “La diplomazia somiglia ad un incontro di pugilato con guanti glacé nel quale il suono del gong viene sostituito dal cin-cin dei bicchieri di champagne”. Con questa citazione di George Pompidou si apre la conversazione tra Luigi Ambrosino, responsabile esteri di ANSA, Pasquale Ferrara, Direttore generale Affari politici della Farnesina, Mariangela Zappia, Ambasciatrice d’Italia a Washington, Giulia Bolognini (Servizio stampa) e Federico Palmieri (Sistema Paese), giovani funzionari diplomatici della Farnesina. Il tema della conversazione presentata al pubblico tramite il podcast “Voci dalla Farnesina”, è proprio l’evoluzione che ha caratterizzato la figura e la carriera dei diplomatici nelle generazioni. Un’evoluzione che ha parzialmente smentito lo stereotipo del diplomatico offerto da Pompidou non più di una sessantina di anni fa.

L’ambasciatore Ferrara spiega le differenze di contesto e contenuto che hanno caratterizzato l’ingresso in diplomazia della sua generazione, la stessa della collega Zappia, rispetto a quella più recente, rappresentata dai giovani Bolognini e Palmieri. Il contesto è quello di chi ha vissuto la guerra fredda, la sua fine, il periodo di assestamento e il successivo passaggio alla guerra globale al terrorismo. Un periodo dominato dai contenuti “alti” di economia, commercio, sicurezza, che hanno parzialmente lasciato il posto agli odierni temi che caratterizzano l’agenda globale, come la sicurezza alimentare, il rispetto dei diritti umani, l’ambiente e le migrazioni.

Non solo contesto e contenuto, ma anche e soprattutto strumenti. Ferrara ricorda che l’anno in cui entrò in Farnesina con lui fece ingresso anche il fax, grande rivoluzione dell’epoca che oggi fa sorridere i nuovi entrati al ministero. L’approccio giusto, secondo il Direttore Generale degli Affari politici è, in qualsiasi contesto e generazione, essere adatti al cambiamento, aperti a qualsiasi tipo di rivoluzione. Ma soprattutto, rendersi conto che nel mondo di oggi, a differenza della fine dello scorso secolo, tutte le questioni hanno assunto carattere transnazionale e globale e non sono più meramente nazionali.

L’ambasciatrice Zappia introduce invece un altro dei temi fondamentali che riguardano il cambiamento della professione dei diplomatici negli ultimi anni di cui lei stessa è testimone ed esempio in prima persona. Il ruolo delle donne in diplomazia, ed in particolare in posizioni apicali, è in costante aumento in termini quantitativi e qualitativi, nonostante un certo grado di disparità rimanga ancora all’interno degli uffici del ministero. Zappia, prima donna a rappresentare l’Italia presso le Nazioni Unite, la NATO ed ora a Washington, racconta di ciò che più la inorgoglì al momento della sua più recente importante nomina, ovvero la stima e l’ispirazione suscitata nelle colleghe. Dare ad altre donne la possibilità di immaginarsi nella sua posizione è per l’ambasciatrice una soddisfazione immensa e gratificante.

La carriera diplomatica è una “missione più che un lavoro” per la Segretaria di legazione Bolognini, una scelta non facile e non scontata, ispirata anche da una nonna che l’ha sempre spinta a lottare per un cambiamento, con in testa sempre il detto “con i piedi nel borgo, con la testa nel mondo”: avere radici forti e una grande curiosità nei confronti del diverso.

E come coniugare interesse nazionale e beni globali, prerogativa sempre più pressante per un diplomatico di carriera nelle relazioni internazionali odierne? Ferrara la risposta la trova in uno scritto dello storico Federico Chabot: non esiste un bene nazionale permanente, esiste la necessità di collocare il paese in un discorso collettivo attuale, essere dunque accorti a stabilire un interesse nazionale che sia in qualche modo evolutivo e declinato in termini pluralistici, non indipendenti. Teoria confermata in toto da Zappia, che racconta del suo tentativo di svolgere un mandato coerente come sfida più grande del suo attuale mandato negli Stati Uniti. Compito arduo ma riconosciuto a pieno dal più importante partner strategico dell’Italia in tutti i campi possibili, dalla sicurezza al commercio, passando per la cultura, l’ambiente e la ricerca e sviluppo.

Non solo coerenza ma anche una sana dose di realismo: si pensi ad esempio alla lotta per la sovranità sulle acque territoriali e sulle risorse in esse contenute, una lotta che riguarda però il bene forse più transnazionale e globale, cioè il mare. La sfida anche per le future generazioni sarà dunque quella di riuscire a coniugare i due interessi, nazionale e globale, per farli coincidere e beneficiare dunque l’umanità. A questo proposito è significativa l’esperienza del Segretario di legazione Palmieri, impegnato proprio nella promozione del Sistema Paese. Compito, a suo avviso, reso più facile dallo straordinario grado di apprezzamento che il nostro paese gode agli occhi degli altri.

L’ultimo tema trattato è anch’esso piuttosto attuale: il futuro delle relazioni internazionali, sempre più incentrato sul multilateralismo a discapito dei rapporti bilaterali tra Stati. La risposta è affidata alla Zappia e la sua incredibile esperienza all’interno dei maggiori strumenti multilaterali. Secondo l’ambasciatrice non ci sono vantaggi o svantaggi tra i due strumenti, alcune urgenze richiedono necessariamente il ricorso al multilateralismo però, si veda l’esempio della pandemia. La realtà odierna è che siamo interconnessi e dunque il multilateralismo è necessario, ma è allo stesso tempo necessario che esso sia efficace, rapido, al servizio di tutti. Organizzazione Mondiale della Sanità, Consiglio di Sicurezza ONU, Organizzazione Mondiale del Commercio sono alcuni degli strumenti da modificare per garantire efficacia e soluzioni, e l’Italia a tal proposito ha offerto soluzioni concrete e attuabili. Infine, il multilateralismo è “multi-stakeholder”, deve cioè “far sedere al tavolo tutti gli attori principali, che non sono più solo gli Stati ma anche la società civile o le aziende del settore privato”. (@giorgiodelgallo)

 

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