ROMA, 20 SETTEMBRE 2026 – Dalle saline affacciate sul Mediterraneo alle colline del Vicentino: l’Italia porta all’UNESCO due nuovi territori nei quali la tutela della natura convive da secoli con il lavoro e la presenza dell’uomo. Il Comitato Tecnico Nazionale MAB-IGG UNESCO ha dato il via libera alle candidature delle Saline di Sicilia e dei Colli Berici per l’ingresso nella rete mondiale delle Riserve della Biosfera del programma Man and the Biosphere (MAB).
La prima candidatura abbraccia il sistema delle saline e delle zone umide costiere tra Trapani e Marsala, uno dei paesaggi più caratteristici della Sicilia occidentale. Qui ambienti naturali di grande valore si intrecciano con la produzione tradizionale del sale, attività che nel corso dei secoli ha contribuito a modellare il territorio e a creare un ecosistema nel quale patrimonio ambientale, cultura e attività produttiva sono strettamente legati. Non sarebbe, se adottato, il primo riconoscimento internazionale per le saline della Sicilia occidentale. Le Saline di Trapani e Paceco sono già inserite tra le zone umide di importanza internazionale della Convenzione di Ramsar e fanno parte della rete europea Natura 2000, mentre Mozia e Lilibeo figurano nella Tentative List del Patrimonio Mondiale UNESCO. La nuova candidatura punta ora a un riconoscimento diverso: l’ingresso nella rete mondiale delle Riserve della Biosfera del programma MAB dell’UNESCO.
Di natura molto diversa dalle Saline e’ la seconda candidatura. I Colli Berici, nel Vicentino, presentano un mosaico di ambienti naturali e paesaggi rurali nel quale convivono aree di interesse ambientale, centri abitati, agricoltura e attività produttive. Anche in questo caso è proprio il rapporto tra territorio e comunità locali a essere al centro del dossier italiano.
È la filosofia stessa del programma Man and the Biosphere, creato dall’UNESCO per sperimentare un modello nel quale conservazione della biodiversità e sviluppo umano non siano considerati obiettivi contrapposti. Le Riserve della Biosfera non sono infatti semplicemente nuove aree protette: sono territori nei quali tutela degli ecosistemi, ricerca scientifica, educazione ambientale e sviluppo economico sostenibile vengono portati avanti insieme.
L’UNESCO le definisce veri e propri “laboratori viventi”, nei quali sperimentare soluzioni capaci di conciliare la protezione della biodiversità con le necessità delle popolazioni che abitano e lavorano sul territorio. La rete mondiale conta oggi 797 Riserve della Biosfera, distribuite in 142 Paesi.
L’Italia è già fortemente presente nel network MAB, con territori che vanno dal Circeo al Delta del Po, dall’Appennino Tosco-Emiliano alla Sila, dal Monviso alle Isole di Toscana, fino ai Colli Euganei e al Monte Grappa. Le candidature siciliana e veneta, una volta completato l’iter internazionale, potrebbero ora allargare ulteriormente questa presenza.
Il via libera del Comitato Tecnico Nazionale rappresenta infatti il passaggio italiano della candidatura, non ancora il riconoscimento UNESCO. I dossier dovranno affrontare l’iter previsto dal programma MAB prima dell’eventuale ingresso nella World Network of Biosphere Reserves.
Le due candidature arrivano inoltre in un momento di rilancio internazionale del programma. Nel 2026 l’UNESCO ha adottato una nuova strategia per il prossimo decennio, rafforzando il ruolo delle Riserve della Biosfera come luoghi nei quali affrontare insieme perdita di biodiversità, cambiamento climatico e sviluppo sostenibile.
Proprio l’Italia ha ospitato a maggio, nelle Riserve della Biosfera del Delta del Po e dei Colli Euganei, il terzo Global UNESCO MAB Youth Forum, che ha riunito 181 giovani provenienti da 61 Riserve della Biosfera e 88 Paesi. (@OnuItalia)
