NEW YORK, 1 LUGLIO 2026 – L’Assemblea Generale ha cancellato una regola finanziaria “kafkiana” in vigore da decenni che obbligava a restituire agli Stati membri i fondi non spesi, anche quando quei fondi non erano mai stati effettivamente versati. La decisione applica una raccomandazione adottata dalla Quinta Commissione, l’organo competente per le questioni amministrative e di bilancio.
La riforma arriva mentre l’ONU continua a fare i conti con una grave crisi di liquidità dovuta ai ritardi con cui molti governi versano i contributi obbligatori, una situazione che ha costretto l’organizzazione a ridurre le spese in numerosi settori, dalle assunzioni alle operazioni di mantenimento della pace, fino agli aiuti umanitari.
Guterres: una riforma fondamentale
Il segretario generale António Guterres ha accolto con favore la decisione in una dichiarazione diffusa dopo il voto, sottolineando che le vecchie regole finanziarie stavano mettendo “a rischio la stabilità” dell’organizzazione.
“Con questo voto, l’Assemblea ha deciso di introdurre, per un periodo di prova di quattro anni, una nuova metodologia che consentirà di restituire agli Stati membri i fondi non spesi solo quando questi saranno effettivamente coperti da disponibilità di cassa”, ha affermato il segretario generale. “Questa decisione ci permetterà di gestire le risorse, in particolare quelle destinate al bilancio ordinario e alle operazioni di pace, in modo più prevedibile e responsabile, garantendo una migliore attuazione dei mandati affidatici dagli Stati membri”. Guterres ha definito la modifica “fondamentale per assicurare la continuità operativa dell’Organizzazione, soprattutto per le missioni di pace”, aggiungendo che rappresenterà un importante miglioramento anche per il prossimo segretario generale, che entrerà in carica nel gennaio del prossimo anno.
Il futuro capo dell’ONU non sarà più costretto a restituire somme che, “troppo spesso, non erano mai state nemmeno incassate”».
Livelli record di contributi non versati
Secondo l’ultimo rapporto del segretario generale sulla situazione finanziaria dell’Organizzazione, pubblicato il mese scorso, l’ONU ha chiuso il 2025 con un livello record di 1,6 miliardi di dollari di contributi obbligatori non pagati.
Considerando il bilancio ordinario, le operazioni di peacekeeping e i due tribunali internazionali, gli arretrati complessivi superano i 6,5 miliardi di dollari.
All’inizio dell’anno l’ONU ha introdotto severe misure di contenimento della liquidità per ridurre e rallentare le spese.
“Il segretario generale ha chiesto agli Stati membri di rispettare pienamente e puntualmente i propri obblighi finanziari oppure di riformare radicalmente le regole contabili dell’Organizzazione, per evitare un imminente collasso”, si legge nel rapporto.
Una regola vecchia di 80 anni
Fino al voto di martedì, le norme finanziarie, introdotte circa 80 anni fa, imponevano all’ONU di restituire agli Stati membri, sotto forma di crediti sui contributi futuri, tutte le somme rimaste inutilizzate. L’obbligo si applicava anche quando il mancato utilizzo delle risorse era dovuto semplicemente al ritardo nei pagamenti o al fatto che quei fondi non erano mai stati versati.
La presidente dell’Assemblea Generale, Annalena Baerbock, aveva sollevato la questione già a febbraio, intervenendo davanti al Parlamento europeo.
Richiamando l’attenzione sulla “crisi esistenziale di liquidità”» delle Nazioni Unite, la Baerbock aveva invitato i Paesi europei a presentare proposte per superare “questa regola finanziaria kafkiana che impone di rimborsare fondi mai ricevuti”. Secondo la presidente dell’Assemblea, il voto invia anche un messaggio più ampio: “In un’epoca segnata dalla frammentazione, gli Stati membri delle Nazioni Unite sono ancora in grado di unirsi e adottare decisioni decisive”. (@OnuItalia)
