Spazio: Di Pippo, “Il multilateralismo è a rischio, serve una governance globale”

MILANO, 2 LUGLIO 2026 – Lo spazio rischia di diventare lo specchio delle divisioni geopolitiche sulla Terra. A lanciare l’allarme è Simonetta Di Pippo, docente di Space Economy alla Bocconi ed ex direttrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Extra-atmosferico (UNOOSA), che in un’analisi pubblicata dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) invita a rilanciare il multilateralismo come unica strada per evitare che la nuova corsa allo spazio degeneri in una competizione senza regole.

“Lo spazio è stato a lungo uno degli ambiti più riusciti della cooperazione internazionale”, osserva Di Pippo, la prima donna italiana alla guida dell’UNOOSA dal 2014 al 2022. Oggi, però, “il mondo sta diventando sempre più frammentato e la cooperazione internazionale e il multilateralismo sono a rischio”, mentre l’orbita terrestre si divide fra coalizioni rivali, costellazioni satellitari private e modelli di governance concorrenti.

L’ex direttrice dell’agenzia spaziale dell’ONU ricorda come il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967, ancora oggi il pilastro del diritto spaziale internazionale, definisca lo spazio “provincia dell’umanità” e stabilisca che il suo utilizzo pacifico debba andare a beneficio di tutti i Paesi, indipendentemente dal loro livello di sviluppo economico e tecnologico. Da questo principio derivano due conseguenze fondamentali: “la necessità di democratizzare l’accesso allo spazio” e quella di considerarlo “un bene comune globale”, da preservare anche per le generazioni future.

Secondo Di Pippo, il sistema multilaterale costruito nel dopoguerra – fondato sul Trattato del 1967, sugli altri accordi internazionali, sul Comitato ONU per gli usi pacifici dello spazio (COPUOS) e sull’UNOOSA – ha dimostrato di poter funzionare persino durante la Guerra Fredda. Anche la Stazione Spaziale Internazionale rappresenta ancora oggi “uno dei migliori esempi di cooperazione internazionale nello spazio”: Russia, Stati Uniti, Europa, Canada e Giappone continuano infatti a collaborare perché “l’equipaggio a bordo non potrebbe sopravvivere senza la forte collaborazione richiesta a tutti i partner”, dimostrando come “l’interdipendenza possa favorire la diplomazia”.

Oggi, però, il quadro è cambiato radicalmente. “Assistiamo a una nuova corsa allo spazio”, scrive Di Pippo, “questa volta tra Stati Uniti e Cina“, accompagnata dalla crescita di attori privati e dalla formazione di gruppi di Paesi attorno a programmi concorrenti. Il risultato è che “la diplomazia spaziale e la cooperazione internazionale nello spazio non sono più destinate ad avere successo come in passato” e che “lo spazio rifletterà sempre più fedelmente le tensioni geopolitiche e geoeconomiche che viviamo sulla Terra”.

Uno spazio tecnopolare

In questo contesto emerge quello che la studiosa definisce uno “spazio tecnopolare“: un ordine nel quale il controllo dello spazio non è esercitato principalmente dagli Stati ma “da un ristretto gruppo di attori tecnologici sovrani”, con imprenditori come Elon Musk e Jeff Bezos e grandi aziende americane capaci di controllare infrastrutture strategiche come i lanciatori, le costellazioni satellitari, i flussi di dati e le piattaforme di intelligenza artificiale. Le imprese private, osserva, stanno già operando “come quasi-Stati”, decidendo “chi può accedere ai servizi orbitali e a quali condizioni politiche e commerciali”.

Parallelamente, Cina, Russia, Unione europea e Paesi BRICS stanno costruendo costellazioni, ecosistemi di dati e capacità spaziali autonome, nel tentativo di ridurre la dipendenza da questo nuovo equilibrio di potere. Una dinamica che, secondo Di Pippo, “intensifica la geopoliticizzazione delle orbite”, mentre il diritto internazionale dello spazio fatica a tenere il passo con operatori privati sempre più rapidi e potenti. Da qui la domanda che attraversa tutto il saggio: “La cooperazione è stata sostituita dalla competizione, o sta per esserlo?” E ancora: “La governance globale sta passando dagli Stati membri a un sistema multipolare fatto di attori statali e non statali?”

Attenzione sulla nuova corsa alla Luna

L’attenzione si sposta anche sulla nuova corsa alla Luna. Da una parte il programma americano Artemis, sostenuto dagli Artemis Accords, che contano già 67 firmatari; dall’altra la Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), guidata da Cina e Russia. Si tratta, osserva Di Pippo, di accordi “basati su coalizioni” e non sul sistema delle Nazioni Unite. Se da un lato dimostrano una forte capacità di aggregazione internazionale, dall’altro fanno emergere un rischio concreto: “Potremmo assistere alla nascita di sistemi normativi paralleli, potenzialmente simili ma comunque diversi”. Per questo, sottolinea, “se vogliamo un comportamento responsabile nello spazio, le norme devono essere concordate e rispettate da tutti gli attori, senza eccezioni, e il meccanismo che le approva deve essere multilaterale”.

Di Pippo, LunaPer l’ex responsabile dell’UNOOSA, alcuni ambiti non possono comunque prescindere da una governance universale: il coordinamento del traffico spaziale e la gestione dei detriti orbitali richiedono regole condivise da tutti gli operatori. In questo senso, accoglie con favore il “Patto per il Futuro” adottato dalle Nazioni Unite nel 2024, che invita gli Stati a definire un meccanismo globale di coordinamento del traffico spaziale in vista della conferenza UNISPACE IV del 2027.

Una Un Space Global Agency, un salto da gigante

La proposta più ambiziosa è quella di creare una vera e propria “UN Space Global Agency”, incaricata di affrontare le grandi sfide comuni, dall’assegnazione dei siti di atterraggio sulla Luna al coordinamento del traffico spaziale fino alla gestione delle risorse extraterrestri. Sarebbe, riconosce Di Pippo, “un salto da gigante verso il multilateralismo”, ma anche la garanzia di “un processo equilibrato e non discriminatorio” nell’allocazione e nella gestione delle risorse spaziali.

Nelle conclusioni, Di Pippo non prevede la fine della cooperazione internazionale nello spazio, ma una sua profonda trasformazione. “La cooperazione spaziale non sarà sostituita, ma viene rimodellata dalla frammentazione, dalla competizione e dal crescente peso degli attori privati”. La sfida, conclude, “non è abbandonare il multilateralismo, ma adattarlo a un ambiente più affollato, conteso e guidato dalla tecnologia”. Perché, se lo spazio dovrà restare accessibile e governabile, “la cooperazione dovrà combinare norme approvate globalmente con forme più agili di coordinamento”. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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