NEW YORK, 24 SETTEMBRE 2025 – In una fase storica “accelerata e complessa, ricca di opportunita’ ma densa di pericoli”, per Giorgia Meloni l’architettura dell’Onu e’ inadeguata, servono riforme profonde. All’Onu per l’80esimo anniversario dalla fondazione, la premier italiana ha affermato che l’organizzazione mondiale per la pace non e’ piu’ all’altezza delle sfide che impone il mondo di oggi. “L’uso della forza prevale in troppe occasioni”, ha detto la premier citando papa Francesco e la sua immagine di una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”.
“Multilateralismo, dialogo e diplomazia, senza istituzioni che funzionano come dovrebbero sono solo parole vuote. Dobbiamo riconoscere che è necessaria, e urgente, una riforma profonda delle Nazioni Unite, non ideologica, ma pragmatica, che rispetti la sovranità delle Nazioni e apra a soluzioni condivise”, ha detto Meloni parlando in italiano per il quarto d’ora regolamentare. “Abbiamo bisogno – ha proseguito – di un’istituzione agile, efficiente, in grado di rispondere velocemente alle crisi. Trasparente nella missione, trasparente nei costi, capace di ridurre al minimo la burocrazia, gli sprechi, le duplicazioni”. Meloni ha evocato la proposta italiana per la riforma del Consiglio di Sicurezza ispirata ai principi di eguaglianza, democraticità, rappresentatività e responsabilità. “Non servono nuove gerarchie e non servono nuovi seggi permanenti, semplicemente perché non risolverebbero la paralisi decisionale che ha minato la credibilità di questa istituzione”. Come aveva anticipato in un punto stampa prima di salire sul podio dell’Assemblea Generale, “vogliamo una riforma che serva a rappresentare meglio tutti, non a rappresentare di più alcuni”.
Le guerre al centro dell’intervento
Le guerre in Ucraina e a Gaza sono state al centro dell’intervento nazionale: “La Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha deliberatamente calpestato l’art 2 della carta dell’Onu e ancora oggi non si mostra disponibile a sedere al tavolo della pace” in “una ferita profonda al diritto internazionale” che ha avuto effetti destabilizzanti come nel caso dell’attacco di Hamas del 7 ottobre. Israele, la cui reazione iniziale era giustificata, non ha rispettato il principio della proporzionalita’. “Ora non ha il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania al fine di impedirlo”.
Per questo l’Italia ha votato la Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati: “È la storica posizione dell’Italia sulla questione palestinese, una posizione che non è mai cambiata”. Meloni ha pero’ ribadito le condizioni necessarie per il governo italiano per il riconoscimento della Palestina: il rilascio di tutti gli ostaggi e l’esclusione di Hamas da ruoli di governo, due punti che saranno inglobati in una mozione che la premier vuole portare all’esame del Parlamento.
Israele esca dalla trappola della guerra
Secondo la premier Israele, “deve uscire dalla trappola di questa guerra. Lo deve fare per la storia del popolo ebraico, per la sua democrazia, per gli innocenti, per i valori universali del mondo libero di cui fa parte. E per chiudere una guerra servono soluzioni concrete. Perché la pace non si costruisce solo con gli appelli, o con proclami ideologici accolti da chi la pace non la vuole. La pace si costruisce con pazienza, con coraggio, con ragionevolezza”.
Rivedere le convenzioni su migrazione e asilo
Tornando su un tema caro al suo governo, la premier ha chiesto all’ONU “una
revisione profonda di tutti gli strumenti in piedi per regolare i rapporti tra le Nazioni e difendere i diritti delle persone, comprese le convenzioni internazionali”, tra cui quelle che “regolano la migrazione e l’asilo” e che sono state sancite in un’epoca in cui non esistevano le migrazioni irregolari di massa e non esistevano i trafficanti di esseri umani: “Convenzioni non più attuali in questo contesto che, quando vengono interpretate in modo ideologico e unidirezionale da magistrature politicizzate, finiscono per calpestare il diritto, invece di affermarlo”.
Con Trump contro i green deal
E sempre in materia di politica interna,Giorgia Meloni ha attaccato i “green deal” occidentali’, i “piani verdi” che in Europa – e nell’intero Occidente – stanno portando “alla deindustrializzazione molto prima che alla decarbonizzazione”. In linea con Donald Trump, la premier ha criticato “l’ecologismo insostenibile” che “ha quasi distrutto il settore dell’automobile in Europa, creato problemi negli Usa, causato perdite di posti di lavoro, appesantito la capacità di competere e depauperato la conoscenza. “Ci sono voluti secoli per costruire i nostri sistemi, ma bastano pochi decenni per ritrovarsi nel deserto industriale. Solo che, come ho detto molte volte, nel deserto non c’è nulla di verde”.
I bilaterali prima del rientro in Italia
Nel corso della breve visita a New York per i lavori dell’Onu, la premier ha avuto una serie di incontri: con il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, con il Capo del Governo provvisorio del Bangladesh, Muhammad Yunus, il presidente del Paraguay, Santiago Peña Palacios, l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, e il nuovo presidente della Siria, Ahmed Al Sharaa. Quest’ultimo colloquio ha costituito l’occasione per confermare il sostegno dell’Italia alla ricostruzione di una Siria stabile e sovrana anche attraverso investimenti da parte delle aziende italiane in molteplici settori di reciproco interesse. In tale quadro, Meloni ha, valorizzato gli importanti impegni assunti dal Governo italiano per attività di cooperazione allo sviluppo nella Nazione e condiviso la necessità di lavorare sul tema dell’inclusione e della tutela di tutte le componenti della società siriana, a partire dalle minoranze come quella cristiana, e l’opportunità di proseguire negli sforzi per garantire un ritorno volontario e sicuro in patria dei rifugiati siriani.(@OnuItalia)
