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mercoledì, Luglio 24, 2024

Vent’anni di beni immateriali: “Antropologia e teatro” racconta la Convenzione Unesco

ROMA, 8 GENNAIO – Un numero speciale dedicato. È così che la rivista dell’Università di Bologna Antropologia e Teatro” ha deciso di affrontare l’anniversario ventennale della firma della Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.

Siglato a Parigi nel 2003, l’accordo stabilisce la tutela dei beni intangibili, cioè tradizioni culturali, etniche e artigianali che contribuiscono a rappresentare l’identità culturale di gruppi o comunità. Sul tema, uno dei più dibattuti tra le forma di tutela nazionale, in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, il Ministero della Cultura, l’Università di Bologna, La Soffitta e il DAMSLAB, l’ultimo numero della rivista prova a rilevarne le possibili criticità e declinazioni per il futuro. A inaugurare il volume è infatti un articolo dal titolo “Criticità e sfide della Convenzione, a vent’anni dall’adozione” a firma di Enrico Vicenti, Segretario generale della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

Non mancano scritti sull’attualità, a partire dal ruolo del duduk, antico strumento a corde, nell’identità armena minacciata dal conflitto in Nagorno-Karabah fino alla salvaguardia dell’opera dei Pupi siciliani. A seguire un viaggio in Giappone con un’intervista a Umewaka Rosetsu, Shite-kata della scuola Kanze. Intervistato da Naohiko Umewaka, discendente di una stirpe di attori del teatro nipponico Noh, Rosetsu ne è il più importante attore in vita. Un riconoscimento che, dopo numerosi premi da parte di accademie e ministeri, diventa definitivo nel 2014 con il titolo di Ningen kokuhō, cioè “Tesoro nazionale vivente”.

Trascorsi vent’anni dalla firma, Matteo Paoletti ed Elena Sinibaldi osservano un  ulteriore aspetto normativo della Convenzione, l’autenticità delle pratiche culturali. Caratteristica esclusa dal testo e richiesta in molti programmi Unesco, negli anni l’esclusività e la “proprietà” della pratica ha costituito uno “dei nodi maggiormente problematici sia per le comunità di praticanti sia per gli organi deputati alla tutela degli elementi iscritti, con evidenti implicazioni di carattere antropologico, politico ed economico”. (@OnuItalia)

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