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venerdì, Maggio 24, 2024

Pirateria in mare: Italia chiede risposta concertata

NEW YORK, 9 AGOSTO – Intervenendo oggi nel dibattito del Consiglio di Sicurezza sulla sicurezza marittima, l’Italia ha ribadito la necessità di un’azione concertata della comunità internazionale in linea con convenzioni internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Nonostante un calo generale del traffico marittimo dovuto alla pandemia COVID-19, la pirateria e le rapine a mano armata contro le navi sono aumentate di quasi il 20% durante la prima metà dello scorso anno, ha detto oggi in Consiglio Maria Luiza Ribeiro Viotti, Capo di Gabinetto del Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres. Per garantire la libertà di navigazione, l’Italia partecipa attivamente a importanti operazioni navali in ambito Nato e Ue e sostiene le relative capacità dei Paesi partner. La Marina Militare ha contribuito, sin dal loro inizio, alle operazioni Atalanta e Ocean Shield, con l’invio di unità navali, mentre una quota di personale viene destinata presso il Quartier Generale della missione Atalanta a Rota (Spagna) e presso il Combined Maritime Forces in Bahrein.

Nonostante l’impegno internazionale gli incidenti in Asia sono quasi raddoppiati, mentre l’Africa occidentale, lo Stretto di Malacca e Singapore, e il Mar Cinese Meridionale, sono state le aree più colpite, ha detto la Viotti, evidenziando la necessità di una più forte cooperazione internazionale. I livelli “senza precedenti” di insicurezza nel Golfo di Guinea, e più recentemente nel Golfo Persico e nel Mare Arabico, sono emersi inoltre come particolarmente preoccupanti.

Il dibattito aperto, al termine del quale e’ stata approvata una dichiarazione presidenziale, era stato organizzato dall’India, che detiene la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza per il mese di agosto. “L’insicurezza marittima sta aggravando anche la minaccia terroristica che emerge dal Sahel”, ha detto la Viotti agli ambasciatori: “Queste minacce crescenti e interconnesse richiedono una risposta globale e integrata. Una risposta che affronti direttamente queste sfide e le loro cause profonde – tra cui la povertà, la mancanza di mezzi di sussistenza alternativi, l’insicurezza e le deboli strutture di governo”.

Ghada Waly, direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha riferito che un programma del 2009, inizialmente istituito per affrontare la minaccia della pirateria somala, è ora la sua più grande iniziativa, con un budget che è cresciuto da 300.000 dollari a oltre 230 milioni.

Il Programma Globale per il Crimine Marittimo comprende circa 170 persone con sede in 26 paesi che forniscono sviluppo di capacità e sostegno alla riforma legale, processi simulati e centri di formazione.  “Cio’ nonostante, le sfide alla sicurezza marittima continuano a crescere e le nostre risposte devono tenere il passo”, ha detto la signora Waly.

Per il primo ministro indiano, Narendra Modi, gli oceani sono “i nostri beni comuni globali condivisi” e la “linfa vitale” del commercio internazionale. L’ONU stima che più di tre miliardi di persone nel mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dipendono dagli oceani per il loro sostentamento e benessere.

“Tuttavia, oggi questo nostro patrimonio marittimo comune affronta vari tipi di minacce”, ha detto Modi. “Le rotte marittime sono utilizzate impropriamente per la pirateria e il terrorismo. Ci sono dispute marittime tra diversi paesi. E anche il cambiamento climatico e i disastri naturali presentano nuove sfide”.  (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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