Ufc: la riforma del Consiglio di Sicurezza “sia per tutti, non privilegio per pochi”

NEW YORK, 22 OTTOBRE 2026 – Una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite «per tutti, non privilegi per pochi». È il messaggio lanciato dall’Italia a nome del gruppo Uniting for Consensus (UfC), la coalizione interregionale di dodici Paesi che si oppone all’allargamento del numero dei membri permanenti del Consiglio e propone invece di aumentare i seggi elettivi, per renderlo più rappresentativo, democratico e responsabile nei confronti degli Stati membri.

Intervenendo all’Assemblea Generale nel dibattito sulla riforma del Consiglio, il Rappresentante Permanente italiano Giorgio Marrapodi, ha ribadito che l’aggiunta di nuovi membri permanenti finirebbe per consolidare gli squilibri esistenti, anziché correggerli. «Come potrebbe l’ampliamento dei seggi permanenti e l’estensione del diritto di veto rendere il Consiglio più efficace?», si chiede il gruppo nella dichiarazione. «Si limiterebbe a estendere i privilegi esistenti a pochi altri Stati».

La proposta di UfC punta invece ad aumentare i seggi non permanenti elettivi, offrendo maggiori possibilità di partecipazione a tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite. Sono ancora 58 gli Stati che non hanno mai fatto parte del Consiglio di Sicurezza, ricorda la coalizione, che comprende Argentina, Canada, Colombia, Costa Rica, Italia, Malta, Messico, Pakistan, Repubblica di Corea, San Marino, Spagna e Turchia.

Il nodo dell’Africa, una “ingiustizia storica”

Un’attenzione particolare viene riservata all’Africa, per la quale UfC riconosce la necessità di correggere una «ingiustizia storica» nella rappresentanza, ma anche ad altre regioni sottorappresentate, come l’Asia-Pacifico e l’America Latina e i Caraibi. Tra le proposte che stanno raccogliendo crescente sostegno figura inoltre l’istituzione di un seggio a rotazione per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS).

Sul nodo più controverso, quello del diritto di veto, la posizione del gruppo resta favorevole alla sua abolizione. Nell’immediato, tuttavia, UfC propone di lavorare per limitarne l’impiego in circostanze specifiche, in particolare nei casi di atrocità di massa e crimini di guerra. L’uso e l’abuso del veto, sottolinea la dichiarazione, impediscono al Consiglio di adempiere efficacemente al suo mandato di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Sostegno ai co-presidenti dei negoziati intergovernativi

L’Italia ha inoltre espresso sostegno ai due copresidenti riconfermati alla guida dei negoziati intergovernativi sulla riforma, l’ambasciatore del Kuwait Tareq Albanai e l’ambasciatrice dei Paesi Bassi Lise Gregoire-van Haaren.

Il gruppo insiste sulla necessità di proseguire il confronto nell’ambito degli Inter-Governmental Negotiations (IGN), considerati l’unica sede legittima e inclusiva per discutere la riforma. «Non esistono scorciatoie in questo processo e non possono esserci scadenze artificiali», avverte UfC, invitando gli altri gruppi negoziali a presentare proposte concrete e a dimostrare flessibilità.

Tra gli obiettivi figura anche il rafforzamento dei rapporti tra Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale, una maggiore collaborazione con la Commissione per il consolidamento della pace e un dialogo più stretto con le organizzazioni regionali, a cominciare dall’Unione Africana. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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