NEW YORK, 22 OTTOBRE 2026 – “Benvenuti a tutti!”. Con queste parole, pronunciate rigorosamente in italiano, il Rappresentante Permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, Giorgio Marrapodi, ha aperto al Palazzo di Vetro la prima riunione formale condotta interamente nella lingua di Dante. L’occasione è stata la celebrazione della prima Giornata dell’Italofonia alle Nazioni Unite (Italophony Day at the United Nations), un appuntamento dedicato alla promozione dell’italiano come strumento di dialogo, cultura e cooperazione internazionale.
L’evento, a giudicare dalla partecipazione di circa 300 tra alti funzionari, diplomatici, rappresentanti del mondo accademico e studenti, ha superato le aspettative degli organizzatori. “La vostra presenza così numerosa dimostra che abbiamo avuto una buona idea”, ha osservato l’ambasciatore, scherzando sull’iniziale ritardo di inizio dei lavori e invocando l’idea tutta italiana del tradizionale “quarto d’ora accademico”.
Organizzata dalla Rappresentanza Permanente d’Italia insieme alle missioni di San Marino e Svizzera, la prima Giornata dell’Italofonia alle Nazioni Unite si inserisce nella Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, quest’anno dedicata al tema «Una lingua brillante: immaginare, progettare e creare con l’italiano». Un invito, ha sottolineato Marrapodi, a guardare all’italiano non soltanto come lingua di una grande tradizione culturale, ma anche come strumento di creatività e innovazione.
L’iniziativa da’ seguito alla prima Conferenza dell’Italofonia, svoltasi a Roma nel novembre 2025, che ha istituito la Comunità dell’Italofonia come forum permanente di dialogo e cooperazione. Momento significativo dell’iniziativa è stata la dichiarazione di adesione delle Nazioni Unite alla Comunità degli Italofoni, uno sviluppo che rafforza la presenza dell’Italofonia nel sistema multilaterale e il ruolo dell’italiano quale strumento di dialogo e comprensione reciproca. “Siamo orgogliosi di portarla alle Nazioni Unite”, ha detto Marrapodi, ricordando che al Palazzo di Vetro lavorano numerosi funzionari che parlano un eccellente italiano. Una lingua nella quale, oltre a negoziare, si può discutere di letteratura, arte, cultura oltre che, naturalmente, di cucina.
Una lingua proiettata verso il futuro
Ma l’italiano è anche una lingua proiettata verso il futuro, come dimostrano i circa 2,5 milioni di persone che lo studiano nel mondo. La presenza di delegazioni di studenti nell’aula dell’ECOSOC ne è stata, secondo l’ambasciatore, la testimonianza più bella.
Marrapodi ha poi rivelato la sua parola italiana preferita: “amicizia”, per la sua capacità di superare i confini e aprire spazi di dialogo, un valore essenziale anche nelle relazioni internazionali. “Sappiamo di poter contare su molti amici al Palazzo di Vetro e loro sanno di poter contare sull’Italia”, ha concluso.
Diene Keite, ‘la diversita’ delle lingue unisce’
A portare il saluto delle Nazioni Unite è stata Diene Keita, direttrice esecutiva dell’UNFPA e vicesegretaria generale dell’ONU, che ha ringraziato l’Italia per aver portato al Palazzo di Vetro una riflessione sul valore delle lingue. “La diversità delle lingue e delle culture unisce, non ci divide”, ha osservato. L’italiano, ha aggiunto, è lingua dell’armonia, della bellezza e della cultura, ma anche il linguaggio universale della musica classica e dell’opera lirica. Una lingua che non appartiene soltanto all’Italia e che si incontra nei luoghi più inaspettati, diventando veicolo di una cultura universale.
Keita ha condiviso anche un ricordo personale. Quando suo padre ebbe la possibilità di scegliere dove prestare servizio come ambasciatore, volle andare in Italia, convinto che crescere a contatto con la cultura italiana avrebbe arricchito i suoi figli. “A distanza di tanti anni gli sono ancora grata per quella scelta», ha raccontato.
Tra gli interventi anche quello di Loredana Polezzi, docente alla Stony Brook University, che ha descritto l’italiano come una lingua “geniale e plurale”, bellissima e in continua trasformazione, ricordandone il ruolo nella diplomazia fin dal Cinquecento. Alla celebrazione hanno partecipato anche rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico e della cultura, tra cui l’artista e storica dell’arte Serena Scapagnini e il traduttore di Alessandro Manzoni in inglese, Michael Moore, che per anni ha lavorato per la Missione Italiana: “E fra i primi amici che vi ho fatto c’era l’allora primo segretario Giorgio Marrapodi, che sono felicissimo di vedere oggi nel suo ruolo come Rappresentante Permanente”.
Michael Moore e Manzoni
Anche Moore ha regalato un ricordo personale del suo rapporto con l’italiano: arrivato in Italia come “phony Italian”, senza ascendenze italiane e l’intenzione di fare l’artista, e’ ripartito otto anni dopo “con il desiderio di condividere con i miei connazionali ciò che avevo imparato e quelle bellezze che avevo vissuto tramite l’insegnamento e la traduzione”. Moore ha usato il monologo interiore di Lucia, nei Promessi Sposi, quando lascia il suo paese natio per spiegare il suo amore per la lingua italiana: “Nella prosa di Manzoni, le sue riflessioni passano da lei al fidanzato alla madre, ma sono pensieri che appartengono in verità a ogni immigrante costretto ad abandonare la propria terra”.
La celebrazione al Palazzo di Vetro ha portato l’italiano al centro della diplomazia multilaterale, in una sede dove le sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite sono inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese e russo. Un’occasione per ricordare che la lingua italiana, pur non essendo tra quelle ufficiali dell’ONU, rappresenta un patrimonio culturale e uno strumento di dialogo capace di unire comunità ben oltre i confini nazionali. (@OnuItalia)
