NEW YORK, 24 GIUGNO 2026 – Rafforzare la protezione dei bambini nei conflitti armati, fermare gli attacchi contro scuole e ospedali, garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario e assicurare che le nuove tecnologie militari, dall’intelligenza artificiale ai droni, non compromettano la tutela dei minori. Sono le priorità ribadite dall’Italia nel dibattito aperto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicato ai Bambini nei Conflitti Armati, convocato dalla presidenza colombiana.
Nel suo intervento, l’Ambasciatore Giorgio Marrapodi ha ricordato che il 2026 segna il trentesimo anniversario dell’Agenda Onu sui Bambini e i Conflitti Armati, sottolineando i risultati raggiunti negli ultimi tre decenni, tra cui il rilascio di migliaia di bambini dalle forze e dai gruppi armati e l’attuazione di piani d’azione per prevenire le violazioni più gravi dei loro diritti.
Nonostante questi progressi, ha osservato l’Italia, il quadro delineato dagli ultimi rapporti delle Nazioni Unite resta “profondamente allarmante”. Le gravi violazioni contro i minori hanno raggiunto livelli senza precedenti: sono aumentati gli attacchi contro scuole e ospedali, mentre continuano a colpire milioni di bambini uccisioni e mutilazioni, reclutamento forzato, rapimenti, violenze sessuali e il diniego dell’accesso agli aiuti umanitari.
Particolare preoccupazione è stata espressa da Marrapodi per il crescente ricorso ad armi esplosive nelle aree popolate e per l’impiego di tecnologie emergenti nei conflitti, compresi i sistemi senza pilota e i processi di selezione dei bersagli assistiti dall’intelligenza artificiale. L’innovazione tecnologica, ha sottolineato la delegazione italiana, deve rimanere pienamente conforme al diritto internazionale umanitario e non può in alcun modo indebolire la speciale protezione riconosciuta ai bambini.
L’Italia ha inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento degli attacchi contro scuole e strutture educative, ricordando che l’istruzione non rappresenta soltanto un diritto fondamentale, ma anche uno strumento di protezione, resilienza e speranza. Quando una scuola viene distrutta o occupata, i bambini perdono non solo l’accesso all’apprendimento, ma anche un luogo sicuro e un’opportunità per costruire il proprio futuro.
Per questo Marrapodi ha ribadito il proprio sostegno all’attuazione della risoluzione 2601 del Consiglio di Sicurezza, la prima dedicata specificamente alla protezione dell’istruzione nei conflitti armati, invitando gli Stati a sostenere e applicare più ampiamente la Safe Schools Declaration. “Le scuole non devono mai diventare obiettivi militari né essere utilizzate per scopi militari”, ha affermato la delegazione.
L’intervento italiano ha inoltre ribadito la necessità di garantire il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, assicurare un accesso umanitario rapido e senza ostacoli alle popolazioni colpite e rafforzare i meccanismi di responsabilità, sottolineando che l’impunità per le violazioni contro i bambini alimenta nuovi abusi e compromette le prospettive di una pace duratura.
Infine, l’Italia ha espresso preoccupazione per gli effetti dei tagli ai finanziamenti destinati ai programmi di protezione dell’infanzia. La riduzione delle risorse, è stato osservato, sta compromettendo le attività di monitoraggio, i programmi educativi, il sostegno psicosociale e il reinserimento dei bambini precedentemente associati a forze e gruppi armati.
Concludendo il suo intervento, l’Ambasciatore italiano ha riaffermato l’impegno a lavorare con le Nazioni Unite, gli Stati membri e la società civile per rafforzare la protezione dei bambini nei conflitti, ricordando che “i bambini non devono mai essere bersaglio della guerra: proteggerli non è solo un obbligo giuridico, ma una responsabilità morale e un investimento nella pace”. (@OnuItalia)
