NEW YORK, 27 OTTOBRE 2026 – Almeno un negoziatore di pace su tre deve essere una donna. È la richiesta avanzata da oltre 70 Paesi, tra cui l’Italia, e dall’Unione Europea in una dichiarazione congiunta diffusa in occasione del dibattito del Consiglio di Sicurezza su Donne, Pace e Sicurezza organizzato dalla presidenza di turno della Grecia.
Il documento riprende l’appello del Segretario Generale ONU affinché le donne rappresentino almeno un terzo dei partecipanti ai negoziati guidati dalle Nazioni Unite. Non semplici osservatrici, ma protagoniste delle trattative, della mediazione e della costruzione della pace.
I firmatari chiedono anche maggiore protezione per le donne e le ragazze coinvolte nei conflitti, la fine dell’impunità per le violenze sessuali usate come arma di guerra e un sostegno concreto alle vittime. Ribadiscono inoltre l’importanza del lavoro della Corte Penale Internazionale.
Un passaggio riguarda le attiviste per i diritti umani, le giornaliste e le donne impegnate per la pace, spesso esposte a minacce e intimidazioni. La dichiarazione mette in guardia anche contro l’uso dell’intelligenza artificiale per colpire le donne, soprattutto quelle in posizioni di leadership, e diffondere messaggi d’odio.
L’appello chiede infine più risorse per i programmi ONU dedicati alle donne e un maggiore impegno dei governi per tradurre le promesse in risultati. “Non siete sole”, è il messaggio conclusivo rivolto alle donne e alle ragazze che vivono nelle zone di guerra.
L’Italia è da anni impegnata a promuovere il ruolo delle donne nella prevenzione dei conflitti e nei negoziati di pace. Tra le iniziative più significative c’è la Rete delle Donne Mediatrici del Mediterraneo (Mediterranean Women Mediators Network), lanciata nel 2017 su iniziativa italiana per dare più voce alle donne nei processi di pace della regione. La rete, nata alla Farnesina durante il mandato italiano nel Consiglio di Sicurezza, in collaborazione con IAI e WIIS Italia, mette in contatto mediatrici ed esperte di diversi Paesi, sostiene la loro formazione e punta a farle entrare nei tavoli dove si cercano soluzioni ai conflitti, dai quali le donne sono ancora troppo spesso escluse. L’iniziativa figura anche nel quinto Piano d’azione nazionale Donne, Pace e Sicurezza 2025-2029 (@OnuItalia)
