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sabato, Luglio 13, 2024

Violenza sessuale in guerra: Italia, risposte giuridiche per obiettivo tolleranza zero

NEW YORK, 18 OTTOBRE – Intervenendo nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza convocata in formato Arria, l’Italia ha ribadito il suo impegno per la tolleranza zero in materia di violenza sessuale e di genere nei conflitti armati. “Occorre affrontare il problema alle radici, specialmente sul fronte delle diseguaglianze di genere”, ha detto il vice capo missione italiano all’Onu, Ambasciatore Gianluca Greco: “La violenza sessuale viola il diritto umanitario internazionale e i diritti umani e richiede una risposta giuridica”

La riunione era organizzata da Albania, Regno Unito e Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri albanese, Igli Hasani, ha aperto i lavori in cui sono intervenute anche rappresentanti della società civile.

Nei rapporti annuali del Segretario Generale sulla violenza sessuale correlata ai conflitti (CRSV), la CRSV è definita come “stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, aborto forzato, sterilizzazione forzata, matrimonio forzato e qualsiasi altra forma di violenza sessuale di gravità comparabile commessa contro donne, uomini, ragazze o ragazzi che è direttamente o indirettamente collegata a un conflitto”. I rapporti affermano che essa “comprende anche il traffico di persone a fini di violenza sessuale e/o sfruttamento, quando commesso in situazioni di conflitto”.

Secondo una nota concettuale preparata dall’Albania, nonostante il Consiglio di Sicurezza abbia stabilito un solido quadro normativo condannando e chiedendo azioni per affrontare la CRSV, la violenza sessuale nei conflitti persiste in molte parti del mondo. Il fatto che “i colpevoli siano liberi e impuniti” rischia di inviare un messaggio che la CRSV “può essere tollerata e può continuare a essere utilizzata come tattica di guerra”. La nota menziona la CRSV “nella ex Jugoslavia, in particolare in Bosnia ed Erzegovina e in Kosovo”, come contesti in cui i “colpevoli sono riusciti a sfuggire alla giustizia per 27 anni”. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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