ROMA, 15 OTTOBRE 2026 – In Italia quasi un’azienda agricola su tre è guidata da una donna. Sono 355.762, pari al 31,4% del totale, con una percentuale che sale al 35,9% nel Mezzogiorno. È quanto emerge dall’Atlante delle donne nel settore primario, pubblicato dal CREA, Consiglio per la Ricerca Agricola e l’Economia Agraria, in occasione della Giornata internazionale delle donne rurali, che si celebra oggi, nell’ambito dell’Anno internazionale delle agricoltrici proclamato dalla Nazioni Unite.
La prima mappatura organica della presenza femminile nell’agricoltura, nelle foreste e nella pesca italiane fotografa un settore in trasformazione. Tra il 2010 e il 2020 la superficie agricola gestita dalle donne è cresciuta del 2,8%, mentre la dimensione media delle loro aziende è passata da 5,3 a 7,7 ettari. Forte anche la propensione a diversificare le attività, soprattutto attraverso agriturismi, trasformazione dei prodotti e servizi educativi.
“Il futuro dell’agricoltura italiana passa sempre più dalle donne”, afferma la direttrice generale del CREA, Maria Chiara Zaganelli, sottolineando la necessità di creare condizioni favorevoli all’ingresso delle giovani nel settore. Le imprenditrici agricole sono mediamente più istruite dei colleghi uomini: il 10,3% è laureato, contro il 9% degli uomini. Tra le giovani, circa una su quattro possiede una laurea.
Restano tuttavia forti disparità. Tra il 2015 e il 2024 le lavoratrici agricole sono diminuite del 17%, mentre l’occupazione maschile è rimasta sostanzialmente stabile. Le donne continuano inoltre a percepire retribuzioni inferiori. E il ricambio generazionale resta una sfida: secondo i dati delle Camere di Commercio, le imprese agricole femminili sono diminuite del 14,7% in dieci anni. Ancora limitata invece la presenza delle donne nelle foreste e nella pesca, dove le imprese femminili rappresentano rispettivamente l’11,7% e il 12,9% del totale. (@OnuItalia)
