NEW DELHI, 10 DICEMBRE 2025 – L’annuncio è arrivato da New Delhi, durante l’assemblea annuale dell’UNESCO: la cucina italiana e’ entrata ufficialmente nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. È la prima volta che l’organismo dell’ONU riconosce non una singola ricetta o una tradizione circoscritta, ma l’intero sistema culinario di un Paese.
“E’ un riconoscimento straordinario ai sapori, alle tradizioni e alla creatività che unisce generazioni e valorizza i territori, rendendo l’Italia un Paese unico al mondo. Questo traguardo riflette l’impegno più ampio del Governo nella salvaguardia del nostro patrimonio agroalimentare e nella promozione della cucina e della nostra filiera di imprese agroalimentari come strumento di dialogo, cooperazione, solidarietà e pace.”, ha commentato a Delhi il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha partecipato alla sessione conclusiva assieme alla delegazione italiana.
21 elementi nella Lista UNESCO, nove legati al mondo agroalimentare
Secondo le motivazioni della decisione, la cucina italiana è “un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”. La candidatura, lanciata dai ministeri italiani della Cultura e dell’Agricoltura nel 2023, aveva già ottenuto un primo via libera preliminare lo scorso mese. Ora diventa realtà.
Con la designazione, l’Italia conta 21 elementi nella Lista del Patrimonio Immateriale, nove dei quali legati al mondo agroalimentare: dal pizzaiuolo napoletano alla cerca e cavatura del tartufo, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura e la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, passando per saperi, gesti e ritualità della vita rurale. E mentre arriva il riconoscimento da parte dell’UNESCO, a New York l’Assemblea Generale dell’ONU si prepara ad adottare una risoluzione che istituisce ogni 16 novembre la Giornata Mondiale della Dieta Mediterranea al cui interno la tradizione della cucina italiana occupa un ruolo chiave.
Per l’UNESCO un atto di amore, cura e identita’
Nel dossier approvato, l’UNESCO definisce la cucina italiana come un “insieme culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un linguaggio emotivo attraverso cui le comunità italiane raccontano sé stesse. La vittoria italiana mette a segno un punto politico: il riconoscimento non congela la cucina, non la musealizza, ma ne conferma la vitalità, la capacità di evolvere, di integrare nuove tecniche e nuovi immaginari senza perdere il legame con la propria storia.
“È un modo di prendersi cura di sé e degli altri, di esprimere amore e di riscoprire le proprie radici culturali”,
si legge nella motivazione.
“È un’attività comunitaria che valorizza il rispetto degli ingredienti, la convivialità e la trasmissione del sapere.”
Non solo un patrimonio di tecniche, dunque, ma una pratica sociale: i nonni che insegnano ai nipoti, i pranzi domenicali, la memoria che si ripete e si rinnova attorno a una tavola condivisa. Nella decisione, si sottolinea anche come il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, dimostra “gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni, in particolare da organismi rappresentativi chiave come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi“. Con l’iscrizione della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco, l’Italia conquista il record mondiale di riconoscimenti nel settore agro-alimentare in proporzione al numero dei riconoscimenti complessivi ottenuti.
Soddisfazione di Meloni e Lollobrigida
La premier Giorgia Meloni ha salutato la decisione con un video diffuso su X:
“Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento, che onora ciò che siamo. Per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza.”
Entusiasta anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha parlato di una giornata “che celebra la forza della nostra cultura, la nostra identità nazionale”.
“È una festa che appartiene a tutti, perché parla delle nostre radici, della creatività e della capacità di trasformare la tradizione in realtà.”
Un messaggio ribadito anche durante l’evento simbolico organizzato per sostenere la candidatura: un grande pranzo all’aperto tra le rovine del Foro Romano, in diretta televisiva, con Meloni e i ministri Lollobrigida e Giuli.
Volano per il turismo e la diplomazia culturale
Secondo gli operatori del settore, questo riconoscimento contribuirà ad aumentare l’attrattività delle destinazioni legate alle tradizioni culinarie, un effetto già osservato in altre località che vantano patrimoni immateriali UNESCO. Entusiasta la societa’ civile: “Oggi la cucina italiana diventa Patrimonio Unesco. Un riconoscimento che, celebrando la cucina italiana, riconosce anche la straordinaria agrobiodiversità che ne è la base”, ha commentato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia: “Una biodiversità su cui Slow Food lavora, valorizzandola, attraverso progetti come i Presìdi e l’Arca del Gusto, da quasi 40 anni”. Secondo lo chef Massimo Bottura di Osteria Francescana, goodwill ambassador di UNEP contro gli sprechi alimentari e ambasciatore degli Sdgs, la cucina italiana è “un patrimonio
immateriale vivente: costruito giorno dopo giorno da milioni di mani di contadini, casari, allevatori, artigiani, cuochi. Riconoscerla come Patrimonio dell’Umanità significa riconoscere
la sua forza nel creare legami, nel costruire comunità e nel restituire dignità. Perché quando il gusto incontra la memoria non è più solo cucina: è cultura, è l’Italia che ogni giorno si rinnova cucinando per amore”. (@OnuItalia)
