Peacekeeping: Italia, “Adattarsi senza diminuire la nostra ambizione”

NEW YORK, 9 SETTEMBRE – “Adattare il peacekeeping senza diminuire il nostro livello di ambizione”: questo il messaggio lanciato dall’Italia nel corso del dibattito aperto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU intitolato “Promuovere l’adattabilità nelle operazioni di pace delle Nazioni Unite – rispondere alle nuove realtà”.

Da sempre sensibile all’importanza del multilateralismo, l’Italia rimane il più grande contributore occidentale di truppe alle operazioni di pace dell’ONU. Il Paese non si limita a preservare la pace: mira a costruirla attivamente, attraverso impegno costante e tecnologie all’avanguardia. Nel suo intervento oggi il Vice Rappresentante Permanente Gianluca Greco ha portato alla luce tre dimensioni fondamentali per il futuro delle operazioni di pace:

  • Politica: rafforzare le relazioni con le organizzazioni regionali, in particolare in Africa, coinvolgendole attivamente nei processi decisionali e operativi.

  • Operativa: adeguare le capacità delle missioni per affrontare minacce moderne e scenari in rapida evoluzione, mantenendo elevati standard di performance.

  • Protezione: mettere al centro la tutela dei civili, i diritti umani e l’agenda di #WomenPeaceandSecurity (WPS), dando piena applicazione agli impegni presi in tutela delle donne e delle comunità vulnerabili.

Continuare a guardare al futuro con ambizione

La riunione dell’Onu ha coinciso con un ripiegamento della missione di caschi blu UNIFIL in Libano il cui mandato e’ stato rinnovato di un anno a patto di prevederne il ritiro nel 2027. Pur riconoscendo le trasformazioni geopolitiche e la complessificazione delle minacce, l’Italia ha ribadito che non ci si deve chiedere se, ma come le operazioni di pace delle Nazioni Unite possano continuare a essere decisive. Il passato di successi nelle missioni deve alimentare coraggio e fiducia nel futuro.

Il messaggio chiave è chiaro: l’ONU deve adattarsi – attraverso strumenti flessibili, modernizzazione e sinergia – senza compromettere la visione strategica né ridurre l’impegno nei confronti della pace sostenibile.

Oggi le Nazioni Unite hanno reso noto che governi e organizzazioni della società civile hanno finora presentato oltre 60 contributi al processo di revisione del peacekeeping previsto dal Patto per il Futuro, concordato dagli Stati membri lo scorso anno.

“Un’ancora di salvezza per milioni di persone”

Per l’Onu il peacekeeping è l’attività più ampia e visibile sul terreno, con oltre 60.000 uomini e donne provenienti da 115 Paesi che attualmente prestano servizio in 11 missioni in tutto il mondo.

“Il peacekeeping non è un lusso; è un’ancora di salvezza per milioni di persone che vi fanno affidamento per un futuro senza paura”, ha dichiarato Jean-Pierre Lacroix, il Sottosegretario generale per le Operazioni di Pace, avvertendo che oggi “raggiungere soluzioni politiche durature sembra sempre più difficile”. Lo scorso anno, secondo l’Uppsala Conflict Data Program, erano attivi 61 conflitti nel mondo – il numero più alto dal 1946.

“I conflitti sono diventati protratti, coinvolgendo più attori e spesso forze per procura, rendendo più difficile raggiungere soluzioni negoziate”, ha aggiunto Lacroix, sottolineando che in futuro probabilmente un numero crescente di civili avrà bisogno di protezione.

“Ciò significa che la necessità di operazioni di pace aumenterà, potenzialmente accanto ad altri tipi di interventi, incluse operazioni di imposizione della pace”, ha spiegato, osservando che i contesti di dispiegamento potrebbero rivelarsi più incerti e che il pieno successo sarà più difficile da ottenere.

Missioni reattive e adattabili

Lacroix ha affermato che il futuro richiede “un’ONU capace e pronta a rispondere con missioni adattabili e modellate sui bisogni sul terreno, guidate da strategie politiche solide e capaci di sfruttare gli strumenti, le competenze e l’expertise”» delle Nazioni Unite e dei partner.

Le operazioni di pace devono innanzitutto avere “mandati chiari e prioritari” che riflettano anche la voce degli Stati ospitanti, dei Paesi contributori di truppe e polizia, degli attori regionali, delle comunità locali e di altri stakeholder.

Il capo dei caschi blu ha invocato il pieno utilizzo delle capacità delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale per supportare l’analisi dei dati e valutare l’efficacia delle risposte nel tempo. Perseguire soluzioni politiche ai conflitti deve restare una priorità, insieme alla protezione dei civili e al rafforzamento della responsabilità dei governi, alla tutela dei diritti umani e all’avanzamento dell’agenda Donne, Pace e Sicurezza devono anch’esse essere prioritarie.

Devono inoltre continuare sforzi sostenuti e senza compromessi per far rispettare la politica di tolleranza zero del Segretario generale delle Nazioni Unite contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali.

Le soluzioni politiche sono cruciali

Lacroix ha sottolineato che, sebbene “la capacità dell’ONU di garantire la protezione delle persone sia molto spesso il parametro con cui veniamo giudicati”, il peacekeeping non è pensato per essere indefinito.

“Per far avanzare soluzioni politiche durature che consentano alle operazioni di pace di ritirarsi senza il rischio di ricadere nel conflitto è necessario il sostegno forte, unitario e continuo di questo Consiglio – attraverso l’adozione di mandati chiari e prioritari, un impegno politico attivo e dichiarazioni di sostegno”, ha affermato. Queste azioni devono essere accompagnate dal puntuale e completo pagamento dei contributi che gli Stati devono alle Nazioni Unite, ha aggiunto. (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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