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venerdì, Febbraio 13, 2026

Naufragato a Ginevra l’accordo contro l’inquinamento da plastica

GINEVRA, 15 AGOSTO – Partito tra le speranze dieci giorni fa a Ginevra, il negoziato multilaterale per un nuovo trattato internazionale sulle plastiche si e’ rivelato un fallimento. I colloqui di Ginevra per mettere a punto il primo accordo globale per la lotta contro l’inquinamento da plastica si sono conclusi nella notte senza accordo.

Partecipavano alle trattative, note ufficialmente come Intergovernmental Negotiating Committee (INC) – sessione 5.2, 185 Paesi tra cui l’Italia. Di fronte a posizioni inconciliabili e all’assenza di consenso sull’ultima proposta di testo, il presidente della quinta tornata negoziale per una trattato vincolante sulla plastica, Ambasciatore Luis Vayas Valdivieso, ha aggiornato la sessione, che riprenderà “ad una data futura”. Molti Stati membri hanno espresso profonda delusione per l’assenza di risultati alle trattative di Ginevra, considerate come l’ultima possibilità di giungere ad un’intesa. Anche per la direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), Inger Andersen,”non siamo arrivati dove volevamo”, anche se, “in un’epoca di notevole complessità politica, di sfide economiche e ovviamente di complessità multilaterale”, a Ginevra sono stati fatti “progressi significativi” e “sono state chiarite le linee rosse”, ha detto la Andersen ai giornalisti. “Questo lavoro non si fermerà perché l’inquinamento da plastica non si fermerà”, ha aggiunto.

Il trattato in discussione è il risultato di una risoluzione adottata all’unanimità dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente nel marzo 2022, che ha incaricato il Comitato negoziale di redigere un testo in grado di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica: dalla produzione, al consumo, fino allo smaltimento. Da allora i lavori sono stati più volte ostacolati da divisioni profonde tra gli Stati e l’ultima sessione, tenutasi a dicembre 2024 a Busan, si è conclusa senza un accordo, rendendo necessario un ulteriore incontro per evitare il fallimento del processo.

Dall’inizio del processo negoziale nel 2022 e nel corso delle precedenti sessioni negoziali, le discussioni hanno visto due fronti contrapposti: da una parte, i cosiddetti paesi “ambiziosi”, un centinaio tra cui Australia, Ue, Svizzera e molti Paesi insulari e africani fautori di misure concrete per piegare l’inquinamento ambientale dovuto alle materie plastiche, e dall’altra un gruppo ristretto di petro-Stati guidati da Arabia Saudita e Russia, noti informalmente come like-minded countries, che ostacola sistematicamente i progressi, opponendosi a qualsiasi limite di produzione e insistendo sull’obbligo del consenso unanime per ogni decisione. I disaccordi vertono tra l’altro sugli obiettivi di produzione e consumo di plastica sostenibili, sulla gestione di prodotti plastici problematici per la salute umana e l’ambiente nonché sulle modalità di sostegno finanziario per i Paesi più poveri. Il conflitto è stato aggravato dall’ambiguità di alcuni attori chiave. Gli Stati Uniti, dopo mesi di silenzio, hanno recentemente dichiarato la propria contrarietà a un tetto globale alla produzione, preferendo un approccio basato sulle decisioni nazionali. Il Brasile, pur partecipando attivamente al negoziato, ha manifestato posizioni ambivalenti, cercando di tutelare al contempo la propria industria plastica e l’immagine internazionale come Paese impegnato sul clima.

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno vengono generate oltre 460 milioni di tonnellate di plastica e circa il 75% finisce tra i rifiuti. Se non si interviene con misure concrete, la produzione globale potrebbe raggiungere 884 milioni di tonnellate entro il 2050 e 1,2 miliardi entro il 2060. Il mancato accordo ha provocato preoccupazione nelle associazioni ambientaliste: “Deve essere un campanello d’allarme per il mondo intero: porre fine all’inquinamento da plastica significa affrontare direttamente gli interessi dei combustibili fossili”, ha affermato Greenpeace in un comunicato secondo cui, se “la
stragrande maggioranza” dei governi desidera un accordo solido, “una manciata di malintenzionati ha usato la procedura per mandare a monte tale ambizione. Non possiamo continuare a fare la stessa cosa e aspettarci un risultato diverso. Il tempo
dell’esitazione è finito”. (@OnuItalia).

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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