La SIOI ricorda Andrea Angeli, “peacekeeper senza uniforme”

ROMA, 29 SETTEMBRE 2026 – La SIOI (Societa’ Italiana per l’Organizzazione Internazionale) ha ricordato Andrea Angeli, “peacekeeper senza uniforme” recentemente scomparso, con una giornata di riflessione sul ruolo dei funzionari internazionali in prima linea nella difesa della pace.

Angeli, maceratese ma anche cittadino del mondo, è stato nella sua carriera un rappresentante di spicco dell’ONU, prendendo parte alle principali missioni di pace del Palazzo di Vetro, dall’Afganistan ai Balcani all’Iraq. Il Presidente della SIOI, Ambasciatore Riccardo Sessa, ha aperto i lavori ricordando che “la SIOI è la casa delle Nazioni Unite in Italia” e che “Andrea Angeli aveva scelto di servire il mondo sotto la bandiera dell’ONU”.
L’inviato speciale dell’Onu per il Sahara Occidentale, Staffan De Mistura, al cui fianco Angeli e’ stato nella vicenda dei Maro’ in India, ne ha ricordato l’impegno nelle missioni e il lavoro in prima persona nel tentativo di facilitare la pace, pur consapevole che le guerre non possono essere fermate dalle sole missioni di pace, ma dalla stanchezza dei contendenti. “E’ stato un collega che alla carriera anteponeva le missioni” e che le missioni le viveva in prima persona nel tentativo di facilitare la pace, pur se ben consapevole che le guerre “non le possono fermare le missioni di pace, ma solo la stanchezza dei contendenti”. Alla Conferenza sono intervenuti, tra gli altri, il Vice Segretario Generale del Ministero della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Mauro D’Ubaldi, la funzionaria del WFP Marina Catena e il giornalista Lao Petrilli. Assente “giustificato”, Giandomenico Picco, grande negoziatore per conto delle Nazioni Unite e grande amico di Angeli, che a New York gli era stato vicino negli ultimi mesi di vita. Picco, le cui arti negoziali per conto dell’ONU avevano portato alla liberazione di 11 ostaggi in Libano e che a sua volta l’allora segretario generale Javier Perez de Cuellar aveva definito “un soldato disarmato della diplomazia”, e’ morto nel marzo 2024 in una casa di riposo del Connecticut.
Angeli aveva iniziato quasi per caso una carriera internazionale destinata a portarlo in alcuni dei principali teatri di crisi degli ultimi decenni. Dopo un’esperienza professionale alla Guzzini e un concorso per l’Istituto per il Commercio Estero, nel 1987 era arrivato il primo incarico per le Nazioni Unite, in Cile, nel delicato passaggio dal regime di Augusto Pinochet. Seguirono numerose missioni sul campo. Angeli trascorse tre anni a Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, lavorò in Kosovo e quindi in Iraq, dove si trovava durante uno dei periodi più drammatici seguiti alla caduta di Saddam Hussein. Fu testimone anche dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, nel quale persero la vita 19 italiani, tra cui 12 carabinieri.
La vita avventurosa di Andrea Angeli, “peacekeeper senza uniforme”, ha attraversato Namibia, Cambogia, Timor Est, Sarajevo, Mostar, Kosovo, Tirana, Kabul e Herat: un lungo viaggio a zig zag negli incroci più caldi del mondo. Consulente civile inserito in particolari missioni di pace, portavoce di ONU, UE, OSCE e alla fine Political Advisor della Nato in Afghanistan, Angeli si era trovato per tre decenni nei più diversi teatri operativi e a stretto contatto con i principali protagonisti. Grazie a una carriera trascorsa tra zone di guerra, diplomazia e peacekeeping, alternando il lavoro sul terreno agli incarichi legati al Palazzo di Vetro di New York, Angeli aveva costruito negli anni una vasta rete di rapporti nel mondo delle Nazioni Unite, mantenendo al tempo stesso un forte legame con Macerata. (@OnuItalia)
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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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