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giovedì, Febbraio 12, 2026

Unifil, dopo ritiro Italia potrebbe restare in Libano. Denunciato spargimento erbicidi da aerei israeliani

ROMA, 12 FEBBRAIO 2026 – Dopo l’eventuale ritiro dell’UNIFIL dal Libano Sud l’Italia è pronta a valutare altre soluzioni, inclusa una possibile presenza nazionale  per rafforzare l’esercito libanese quale garanzia di stabilità. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa ufficiale libanese ‘Nna’.

Quanto all’Unifil, ha aggiunto il ministro, ”abbiamo lavorato per garantire la proroga del suo mandato fino alla fine dell’anno, dopodiché la questione sarà al di fuori del nostro controllo. Tuttavia, continueremo a sostenerlo perché abbiamo un’altra missione accanto a Unifil, ovvero la Mibil, missione bilaterale per l’addestramento dell’esercito libanese”.
Tajani ha anche espresso sostegno al presidente libanese Joseph Aoun, definendolo ”la persona giusta per garantire stabilità ed equilibrio in quella delicata regione del Medio Oriente”, e ha ribadito l’impegno italiano nell’addestramento dell’esercito, chiamato anche a gestire il dossier del disarmo di Hezbollah.

Secondo quanto riferito dall’agenzia libanese Nna, l’Italia avrebbe inoltre chiesto formalmente a Beirut, nel dicembre 2025, di mantenere le proprie forze nell’area di operazioni di Unifil a sud del fiume Litani in caso di ritiro della missione Onu. Le autorità libanesi avrebbero accolto con favore tale disponibilità, ritenendo che una presenza italiana – insieme ad altre forze europee – possa contribuire a sostenere l’esercito nel mantenimento della sicurezza nel sud del Paese. Più recentemente, l’ambasciatore d’Italia a Beirut, Fabrizio Marcelli, ha confermato la volontà di Roma di restare in Libano anche dopo Unifil, indicando diverse possibili formule – da una nuova forza internazionale a una missione europea o bilaterale – previo accordo con le autorità locali.

Frattanto in un altro sviluppo, Unifil ha denunciato l’irrorazione da parte di aerei israeliani di erbicidi (probabilmente glifosato) sulle terre agricole del Sud del Libano, lungo la cosiddetta Blue Line. Unifil ha parlato di un’operazione notificata preventivamente alle truppe Onu, invitate a sospendere le attività e a mettersi al riparo.
Secondo quanto riferito, campioni raccolti con il supporto delle forze armate libanesi avrebbero evidenziato la presenza di erbicidi a base di glifosato. La sostanza è classificata come ‘probabile cancerogeno’ dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms ed è da anni al centro di un acceso dibattito per i possibili effetti sulla salute e sull’ambiente.

L’operazione si sarebbe svolta in aree in parte evacuate per le ostilità tra Israele e Hezbollah, ma ancora frequentate da civili, allevatori e personale Onu. Unifil ha definito l’attività ”inaccettabile” e contraria alla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, esprimendo preoccupazione sia per la salute dei peacekeepers e della popolazione locale sia per l’impatto sui terreni agricoli e sul ritorno dei civili nelle loro case.

Il governo libanese ha annunciato l’intenzione di portare la questione all’attenzione delle Nazioni Unite. Il caso riaccende il dibattito sull’impiego di sostanze chimiche in contesti di guerra e sulle conseguenze ambientali e sanitarie che possono protrarsi ben oltre la fine delle ostilità.

OnuItalia
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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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