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venerdì, Gennaio 23, 2026

Riforma del Consiglio di Sicurezza, l’Italia rilancia il modello UfC: più eletti, meno veti

NEW YORK, 21 GENNAIO 2026 – L’Italia torna a farsi sentire nel dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riaffermando una linea coerente e consolidata: niente nuovi seggi permanenti, più rappresentanza democratica e un ridimensionamento del veto. A ribadirlo è stato Gianluca Greco, vice rappresentante permanente italiano all’ONU, intervenendo a nome del gruppo Uniting for Consensus (UfC) nel quadro dei negoziati intergovernativi (IGN).

UfC — che riunisce un gruppo eterogeneo e transregionale di Paesi, tra cui Italia, Canada, Messico, Corea del Sud e Argentina — si presenta come fronte pro-riforma, ma contrario a soluzioni che cristallizzino nuovi privilegi. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una proposta complessiva capace di ottenere “la più ampia accettazione politica possibile” da parte degli Stati membri, nel pieno rispetto del mandato dell’Assemblea Generale.

Tutto è collegato: veto, seggi e rappresentanza

Il messaggio chiave dell’intervento è metodologico prima ancora che politico: le cinque “aree tematiche” della riforma sono inseparabili. Veto, categorie di membership, rappresentanza regionale, dimensione del Consiglio e rapporti con l’Assemblea Generale devono essere affrontati come un pacchetto unico. “Nulla è concordato finché tutto non è concordato”, ha ricordato Greco, mettendo in guardia da scorciatoie negoziali.

Sul nodo più sensibile, quello delle categorie di membership, l’Italia ribadisce che l’attuale assetto — con membri permanenti dotati di veto — è un retaggio del passato e incompatibile con il principio di uguaglianza sovrana degli Stati. Da qui la proposta centrale di UfC: ampliare la categoria dei membri non permanenti eletti, l’unica su cui esiste un consenso relativamente ampio.

In un’ottica di compromesso, il gruppo propone anche seggi elettivi a mandato più lungo (3-5 anni), rinnovabili, che consentirebbero maggiore continuità nei lavori senza creare nuovi privilegi permanenti. Il vincolo della rielezione, sottolinea UfC, rafforzerebbe la responsabilità politica dei membri del Consiglio verso l’intera membership ONU.

Il veto: ridurlo ora, superarlo domani

Sul veto, Greco è stato netto: è uno dei fattori che più ostacolano la capacità del Consiglio di adempiere al proprio mandato di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. UfC continua a sostenere la soppressione del veto, ma nel breve termine punta su misure concrete per limitarne l’uso, in particolare nei casi di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

In questo quadro, l’Italia richiama iniziative già esistenti come la Dichiarazione politico-francese-messicana e il codice di condotta ACT, oltre all’applicazione rigorosa dell’Articolo 27(3) della Carta ONU e della recente risoluzione sull’revitalizzazione del lavoro dell’Assemblea Generale.

Più Africa e Sud globale, meno logiche nazionali

Un altro punto centrale è la rappresentanza regionale. Secondo UfC, la riforma non può essere guidata da ambizioni nazionali a seggi permanenti, ma deve rispondere all’interesse collettivo. L’Italia riconosce esplicitamente la “ingiustizia storica” subita dall’Africa, così come la sotto-rappresentazione dell’Asia-Pacifico e dell’America Latina e Caraibi.

Nel dibattito rientrano anche gruppi trasversali come i Small Island Developing States, gli Stati arabi e l’OIC, a conferma di un approccio inclusivo che guardi alla composizione reale dell’ONU, non agli equilibri del 1945.

Un Consiglio più grande e più responsabile

Sul piano strutturale, il modello UfC prevede un Consiglio allargato fino a un massimo di 27 seggi, accompagnato da una riforma delle modalità di lavoro per garantire una distribuzione più equa delle responsabilità tra i membri. Un maggiore coinvolgimento degli eletti, sostiene l’Italia, renderebbe il Consiglio più trasparente ed efficace.

Fondamentale anche il rafforzamento del rapporto tra Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale, in un’ottica di complementarità e controllo democratico, così come una cooperazione più stretta con la Peacebuilding Commission e con attori regionali come il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana.

Una riforma per tutti, non per pochi

In chiusura, il messaggio politico è chiaro: l’Italia e UfC continueranno a lavorare con flessibilità e spirito costruttivo, ma senza accettare riforme che avvantaggino “pochi” a scapito della comunità internazionale nel suo insieme. Prima di passare a testi consolidati o negoziati formali, servono convergenze reali.

“I tempi lo richiedono, la comunità globale lo esige”, ha concluso Greco. La responsabilità, ha ricordato, è collettiva — e il futuro del multilateralismo passa anche da qui. (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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