NEW YORK, 24 SETTEMBRE 2025 – “La Repubblica Centrafricana: un laboratorio di pace e politica”: questo e’ il tema di un incontro oggi alle Nazioni Unite promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Rappresentanza Permanente d’Italia a New York con la partecipazione del Presidente del Centrafrica Faustin-Archange Touadera, del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, del sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Jean Pierre Lacroix e dei responsabili di Sant’Egidio, Mario Giro e Mauro Garofalo.
L’iniziativa ha avuto lo scopo di avviare un confronto sugli sforzi di dialogo e riconciliazione nel Paese, stimolando il sostegno della comunità internazionale. Il tavolo ha visto la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti del Vaticano, dell’Agenzia umanitaria dell’ONU (OCHA), del Comitato Internazionale della Croce Rossa, di AVSI e della Bill Gates Foundation.
In apertura il Ministro Tajani ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per aver organizzato un incontro dedicato a un paese amico come la Repubblica Centrafricana. “Nonostante le sfide cruciali che deve affrontare, la Repubblica Centrafricana ha prospettive di sviluppo straordinarie. Vogliamo coltivare con la Repubblica Centrafricana un dialogo paritario ed essere un partner privilegiato nel suo cammino verso la pace e nelle sue iniziative di inclusione. L’Italia ha posto l’Africa al centro della sua agenda, nel G7 e in Europa. Sono orgoglioso di aver raddoppiato le borse di studio per gli studenti africani che vengono a studiare in Italia e dell’impegno in prima linea del nostro Paese per sostenere la produzione di vaccini in Africa”, ha dichiarato il ministro sottolineando che l’Italia sostiene con convinzione l’impegno delle Nazioni Unite per la pace e la riconciliazione avendo anche contribuito agli sforzi per la riforma della difesa nazionale tramite la Missione di formazione dell’Unione Europea e il rafforzamento delle capacità delle forze di sicurezza del paese”.
“Il paese ha fatto progressi significativi come il ritorno dell’autorità dello Stato sul territorio e la riconciliazione tra diverse comunità. In questo contesto, l’impegno della comunità internazionale è essenziale”, ha dichiarato Jean-Pierre Lacroix.
La Comunità di Sant’Egidio accompagna la Repubblica Centrafricana sin dal 2003. In questi decenni, la Comunità ha contribuito a ridurre tensioni intercomunitarie, ha facilitato il rilascio di ostaggi, riattivato canali di comunicazione tra comunità isolate e accompagnato il processo di pace guidato dall’Unione Africana che ha portato alla firma, nel 2019, dell’accordo di pace tra governo e 14 gruppi armati. Da quel momento, Sant’Egidio ha continuato a lavorare nel paese per l’attuazione dell’accordo di pace, il processo di disarmo e reintegrazione degli ex-combattenti, e il dialogo politico e comunitario tra i diversi attori del paese, in sinergia con i partner regionali e internazionali come le Nazioni Unite.
“A New York, di fronte ad una comunità internazionale preoccupata per il crescente numero di conflitti, parlare di Centrafrica vuole dire continuare a sperare nel dialogo e nella riconciliazione. Bisogna proseguire nel lavoro per la pace con pazienza e tenacia” ha concluso Mauro Garofalo della Comunità di Sant’Egidio secondo cui la Repubblica Centrafricana si presenta oggi come un laboratorio di riconciliazione e ciò assume un valore aggiunto se si considera la difficilissima situazione regionale (a partire dalla crisi in Sudan) e le difficoltà delle Nazioni Unite a misurarsi con un numero crescente di conflitti. (@OnuItalia)
