ROMA, 10 AGOSTO 2025 – “Questa carneficina non può continuare. E l’invasione di Gaza rischia di trasformarsi in un Vietnam per i soldati israeliani”. Lo spiega, al Messaggero, il
ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani dopo l’annuncio di Netanyahu che vuole invadere Gaza. Secondo il vicepremier “serve ora una missione Onu a guida araba per riunificare lo Stato palestinese. L’Italia è pronta a partecipare”.
La diplomazia “aiuta a mettere pressione. Siamo a favore di aumentare le sanzioni europee contro i coloni israeliani violenti”, prosegue Tajani ricordando che dal 7 ottobre di due anni fa l’Italia non vende armi a Israele. La situazione a Gaza è catastrofica. “Siamo in campo fin dall’inizio. Ieri l’Aeronautica militare ha effettuato il primo lancio di aiuti italiani sulla Striscia, dopo quelli effettuati in collaborazione con gli Emirati. L’Italia, con l’operazione Food for Gaza, ha fatto entrare i convogli del Programma alimentare mondiale. Questa settimana arriveranno da noi altri cinquanta palestinesi di cui circa venti bambini, per
essere affidati ai nostri migliori ospedali”.
“E’ in corso una carneficina”
C’è chi parla di genocidio per descrivere quello che accade nella Striscia. “È in corso una carneficina, non c’è dubbio”, risponde il titolare della Farnesina: “Ma noi preferiamo concentrarci sulla sostanza. Gli slogan servono a poco”. Tajani ha firmato una Dichiarazione congiunta con i Ministri degli Esteri di Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito per respingere con forza la decisione del Gabinetto di Sicurezza israeliano dell’8 agosto di lanciare un’ulteriore operazione militare su larga scala sulla Striscia. Nella dichiarazione si ribadisce la necessità di un cessate il fuoco immediato e permanente, che consenta anche la fornitura di un’adeguata assistenza umanitaria e si rilancia una visione comune “a favore dell’attuazione di una soluzione a due Stati negoziata, quale unico modo per garantire che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco in pace, sicurezza e dignità”.
Solo gli Usa con Netanyhau
Solo gli Stati Uniti restano al fianco del premier di Israele, mentre la stessa Tel Aviv scende in piazza contro il piano Nethanyahu e la comunità internazionale – a partire dall’Onu, l’Unione europea, i Paesi arabi e islamici – condanna il piano del Governo di Israele di lanciare una vasta operazione militare su Gaza per procedere a un’evacuazione di massa dell’intera popolazione nell’area, circa un milione di persone, entro il 7 ottobre, secondo anniversario dell’attentato terroristico sferrato da Hamas. Oggi e’ in programma la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite chiesta da Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Grecia e Slovenia. La Germania, alleata storica di Israele, ha intanto bloccato l’export di armi al Paese. Il Belgio ha convocato l’ambasciatrice israeliana per esprimere la “totale disapprovazione” nei confronti dell’operazione e adottando una linea dura che è stata condivisa anche dalla Spagna. Una posizione molto netta è stata assunta dalla Turchia, che preme sulla comunità internazionale affinché “fermi” Netanyahu, e anche dalla Cina che, nel dirsi “seriamente preoccupata”, ha chiesto subito lo stop all’operazione militare. (@OnuItalia)
