ROMA, 7 LUGLIO: Il Centro di Ricerca Interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha contribuito, con competenze scientifiche e operative, all’UN Food Systems Summit +4 Stocktake, il vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari globali tenutosi ad Addis Abeba dal 27 al 29 luglio 2025. I temi affrontati dal Centro includono il rafforzamento delle filiere alimentari locali, il ruolo dei mercati contadini e la necessità di una governance multisettoriale degli investimenti.
L’evento ha riunito capi di Stato, rappresentanti di governi, organizzazioni internazionali e attori della società civile per fare il punto sul percorso avviato nel 2021 e sulle azioni ancora necessarie per trasformare i sistemi alimentari in chiave sostenibile, inclusiva e resiliente. L’Italia ha partecipato anche attraverso il lavoro della Scuola Sant’Anna, rappresentata da Giaime Berti e Chiara Caterina Razzano, rispettivamente ricercatore e assegnista di ricerca presso il Centro, coinvolti nel progetto Re.Food.
Un modello italiano da portare nel mondo
La partecipazione al vertice Addis Abeba conferma il ruolo crescente della ricerca italiana nella cooperazione internazionale. Il lavoro della Scuola Sant’Anna si inserisce in un panorama globale in cui la trasformazione dei sistemi alimentari è riconosciuta come una delle leve decisive per affrontare le grandi crisi del nostro tempo, dalla fame alla disuguaglianza, dalla perdita di biodiversità al cambiamento climatico.
Il Centro di Ricerca Interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima, attraverso un approccio transdisciplinare, propone modelli e strumenti replicabili, capaci di adattarsi alle specificità locali e al tempo stesso contribuire a una visione condivisa a livello globale.
L’impegno italiano attraverso la RLFSC Alliance
Re.Food sostiene le attività della Resilient Local Food Supply Chain Alliance (RLFSC Alliance), una delle Coalition of Action ufficiali del Summit, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’Alleanza, presieduta da Berti in rappresentanza dell’Italia, lavora per promuovere sistemi alimentari locali più equi e sostenibili, soprattutto nei contesti più vulnerabili, contribuendo così al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030.
La Scuola Sant’Anna ha anche co-organizzato il side event “Strengthening Urban-Rural Linkages through Local, Traditional and Farmers Markets”, incentrato sull’importanza strategica dei mercati locali nel connettere aree urbane e rurali, sostenere i piccoli produttori e promuovere diete sane. L’incontro ha coinvolto rappresentanti di UN-Habitat, FAO, AICS, della World Farmers Markets Coalition e dei governi di Ghana, Camerun e Benin, e ha messo in evidenza il ruolo dei mercati tradizionali come strumenti concreti per la trasformazione dei sistemi alimentari.
Mercati locali, leva di sostenibilità
I mercati contadini sono stati presentati come infrastrutture sociali e ambientali fondamentali per la coesione dei territori, l’inclusione economica e la sicurezza alimentare: non solo luoghi di scambio economico, ma anche laboratori di innovazione sociale e ambientale, capaci di valorizzare le produzioni locali, ridurre le emissioni, rafforzare le economie rurali e promuovere un accesso più equo al cibo.
Il Centro della Scuola Sant’Anna ha sottolineato come questi mercati possano diventare piattaforme strategiche per politiche pubbliche rigenerative, utili sia nei paesi del Sud globale che nel contesto europeo.
Governance integrata per filiere locali
Il secondo contributo portato dalla Scuola è avvenuto attraverso un altro side event “Multisectoral Governance to Scale up Impacts of Investments in Local Food Value Chains”, dedicato alla necessità di un maggiore coordinamento tra settori – alimentazione, ambiente, trasporti, energia – e tra livelli di governance per potenziare l’efficacia degli investimenti pubblici e privati.

Sono state presentate collaborazioni in corso tra paesi europei e africani, nell’ottica di costruire filiere alimentari locali che siano non solo sostenibili, ma anche capaci di generare impatti positivi su clima, biodiversità e salute pubblica. Un approccio integrato, basato su dati, ricerca e coinvolgimento dei territori, è stato indicato come chiave per un cambiamento duraturo. (@OnuItalia)
