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domenica, Gennaio 11, 2026

Palestina: non solo i Big, anche San Marino, Malta e Singapore per il riconoscimento

NEW YORK, 1 AGOSTO 2025 – Non solo Francia, Gran Bretagna e Canada: dopo i tre stati del G7 che si sono detti pronti nei giorni scorsi a riconoscere la Palestina in settembre, piccole nazioni come San Marino, Malta e Singapore hanno aperto alla formalizzazione del riconoscimento. Mentre dalle Nazioni Unite arrivano dati agghiaccianti – secondo l’Onu dal mese di maggio 1.373 persone sono state uccise a Gaza mentre aspettavano gli
aiuti – l’appuntamento e’ alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre in un nuovo segnale che la comunita’ internazionale – Stati Uniti esclusi – sta perdendo la pazienza con Israele.

San Marino, un piccolo Stato per una grande causa

La Repubblica del Titano aveva adottato nei mesi scorsi all’unanimità una raccomandazione parlamentare che impegnava il governo a riconoscere la Palestina entro la fine dell’anno. “Non è un atto simbolico, è il risultato di una profonda riflessione”, ha dichiarato il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari. Il riconoscimento, ha proseguito, “si fonda sui valori che definiscono la nostra Repubblica: il rifiuto della guerra, il diritto dei popoli all’autodeterminazione e il primato del diritto internazionale”.

L’Italia frena sul riconoscimento

L’intervento di San Marino, piccolo Stato entrato nel 1992 a far parte delle Nazioni Unite, si inserisce in una tendenza più ampia che vede l’Europa divisa sul riconoscimento della Palestina. Nonostante l’Italia non abbia ancora riconosciuto formalmente lo Stato palestinese – per la premier Giorgia Meloni sarebbe imprudente prima della sua effettiva costituzione –  l’attenzione dell’opinione pubblica italiana e la pressione di alcuni ambienti parlamentari sul tema è in costante crescita. E se la Francia – con l’annuncio del presidente Emmanuel Macron il 24 luglio – si e’ espressa per il riconoscimento tout court, Germania e Gran Bretagna hanno messo il governo di Benjamin Netanyhau di fronte a un ultimatum: “Israele si trova sempre più in una posizione di minoranza”, ha affermato il Ministro Federale degli Affari Esteri Johann Wadephul, sottolineando come per la Germania il riconoscimento della Palestina “deve avvenire alla fine di un processo negoziale che deve iniziare ora”.

Appuntamento all’Assemblea Generale di settembre

L’appuntamento da segnare con il cerchio rosso resta quello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’ultimo ad unirsi al gruppo di Paesi che a fine settembre riconoscerà lo Stato palestinese è stato il Portogallo, seguito dall’annuncio con cui i premier di Malta, Robert Abela, ha confermato quanto già anticipato nei giorni scorsi. E il gruppo, in Europa, potrebbe allargarsi. In Belgio – sin dal principio molto severo nei confronti della
strategia israeliana a Gaza – è forte la pressione sul primo ministro Bart De Wever. Mentre il presidente della repubblica finlandese Alexander Stubb ha affermato che, se il governo di Helsinki lo proporrà, è pronto ad approvare il riconoscimento della Palestina, visto che è a lui che spetta l’ultima parola. La Svezia, dal canto suo, ha chiesto all’Ue di congelare la
parte commerciale dell’accordo di associazione con Israele.

Netanyahu conta su Trump

Ma non c’è solo l’Europa a muoversi verso il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il Canada, dopo il sì della Gran Bretagna, è diventato il terzo Paese del G7 a passare dalle
parole ai fatti, mentre l’Australia ha spiegato che il passo diplomatico è in via di valutazione. Con le ultime adesioni i Paesi che riconoscono lo Stato di Palestina, dopo l’Assemblea al Palazzo di Vetro, potrebbero superare i 150 sui 193 membri dell’Onu. L’esistenza di uno Stato palestinese è stato uno dei pilastri della dichiarazione che martedì ha unito rappresentanti europei e arabi e che ha concluso la conferenza organizzata da
Francia e Arabia Saudita.

Al tempo stesso Netanyahu può continuare a contare sul suo principale alleato. Donald Trump, dopo aver snobbato la decisione di Macron (“le sue parole non contano”) ha definito la scelta del britannico Keir Starmer “una ricompensa per Hamas”. Con il Canada di Mark Carney Trump  è stato ancora più duro, legando il riconoscimento della Palestina con il dossier dazi. (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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