ROMA, 18 FEBBRAIO 2026 – L’Archivio di Luigi Sturzo entra nel Registro internazionale “Memoria del Mondo” dell’UNESCO. È questo il significativo riconoscimento celebrato il 19 gennaio 2026 a Roma, presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, in un evento in cui e’ stato messo in risalto il valore universale di un patrimonio documentario straordinario, capace di raccontare non solo la vita e il pensiero del sacerdote cattolico fondatore del Partito Popolare Italiano, ma anche una parte decisiva della storia politica e culturale del Novecento.
Il programma UNESCO “Memory of the World” è dedicato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio documentario mondiale, e l’iscrizione dell’Archivio sturziano rappresenta un traguardo importante per l’Italia e per la comunità internazionale degli studiosi.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti, tra gli altri, il professor Francesco Malgeri, emerito di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, e la dottoressa Concetta Argiolas, direttrice dell’Archivio, che hanno illustrato il significato storico e culturale di questo riconoscimento.
Malgeri ha ricordato la straordinaria figura di Sturzo, protagonista di una lunga attività politica e intellettuale durata oltre mezzo secolo, caratterizzata da un impegno costante contro ogni forma di autoritarismo e a difesa dei diritti civili e democratici. Un’azione che si sviluppò in un contesto profondamente internazionale, attraverso rapporti con il mondo cattolico e con numerosi intellettuali europei e americani, soprattutto durante i lunghi anni dell’esilio.
A questo profilo storico e politico si affianca la dimensione documentaria raccontata da Concetta Argiolas, che ha ricostruito la storia dell’Archivio e il lungo percorso che ha portato alla candidatura all’UNESCO. «Chi lavora sugli archivi di personalità – ha sottolineato – deve essere consapevole della grande responsabilità che questo compito presuppone: noi non siamo solo custodi di patrimoni cartacei, ma della memoria della vita, dell’opera e del pensiero di un essere umano».
L’archivio di una vita
L’idea di candidare l’Archivio al Registro “Memoria del Mondo” nasce proprio dalla volontà di garantire una memoria imperitura e universale all’immensa produzione di Sturzo. Un archivio al quale lo stesso fondatore dedicò cura meticolosa per tutta la vita, fino a dettare, poco prima di morire, precise regole per la sua conservazione, nella speranza che restasse «un centro di riferimento» utile al Paese e alla riflessione sui valori della modernità.
Il patrimonio conservato è imponente: circa 1.500 faldoni che documentano oltre settant’anni di attività attraverso lettere, diari, saggi, articoli, conferenze, prediche, componimenti letterari e appunti personali. Non a caso, lo storico Gabriele De Rosa lo definì “l’archivio di una vita”.
Lettere a 5.000 intellettuali
I documenti coprono un arco temporale che va dalla fine dell’Ottocento agli anni del secondo dopoguerra, raccontando la formazione di Sturzo, l’esperienza amministrativa locale, la nascita del Partito Popolare nel 1919 e soprattutto il lungo esilio. Proprio in questi anni emerge con forza il carattere transnazionale dell’Archivio, con decine di migliaia di documenti e un fitto carteggio con intellettuali e politici di tutta Europa e degli Stati Uniti. “A scorrere gli inventari ci si imbatte in una folla di più di 5.000 nomi di intellettuali inglesi, francesi, belgi, tedeschi, spagnoli, americani, o di importanti fuoriusciti italiani negli Stati Uniti; penso a Wickham Steed, George Bernanos, Henri Bergson, Jacques Maritain, Marcel Prélot, Alois Dempf, Alfred Mendizabal, Carlo Sforza, Gaetano Salvemini, Randolfo Pacciardi con i quali Sturzo intreccio’ rapporti epistolari confrontandosi in dibattiti di alto valore e dai toni civili e morali di sempre più ampia portata e abbracciando le problematiche dei vari paesi, come nel caso della guerra civile di Spagna e, più in generale, la nascita delle dittature”, ha spiegato la Argiolas. Alla corrispondenza si affianca una vasta attività pubblicistica, testimoniata dalla collaborazione con numerose riviste europee e americane.
La candidatura ha richiesto un lungo lavoro scientifico e archivistico, documentato in un dossier di oltre duecento pagine, con inventari dettagliati e strumenti di ricerca che negli ultimi vent’anni hanno attirato studiosi da tutto il mondo.
Tra i motivi del riconoscimento UNESCO vi sono l’unicità, l’autenticità e il valore universale del fondo, ma anche la sua capacità di trasmettere valori sociali, spirituali e civili. Particolarmente significativa è, ad esempio, la documentata attenzione di Sturzo per i diritti delle donne, già presente nel programma del Partito Popolare del 1919.
Al di là dell’importanza storica, l’Archivio restituisce anche la dimensione più personale del pensatore: le agende, gli appunti e i carteggi mostrano una continua riflessione sulla responsabilità morale della politica e sul rapporto tra democrazia, etica e bene comune. Proprio questo filo conduttore etico attraversa tutta l’opera di Sturzo e rappresenta uno degli elementi che ne spiegano la forte attualità. La sua visione, lucida e profetica, poneva al centro la responsabilità dei governanti, il dialogo tra le nazioni e la vocazione alla pace. (@OnuItalia)
