ROMA, 7 MAGGIO 2026 – Una nuova iniziativa diplomatica guidata da Italia e Croazia punta a rafforzare la sicurezza alimentare e la resilienza delle catene di approvvigionamento agricole di fronte alle crescenti tensioni nel Golfo e nel Mediterraneo. I due Paesi hanno annunciato il lancio della “Rome Coalition on Fertiliser Access and Food Security in Hormuz”, al termine di consultazioni svoltesi a Roma con rappresentanti di 40 Paesi, partner internazionali e organizzazioni multilaterali, tra cui il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e la Lega Araba. Alla riunione si e’ collegato anche il Sottosegretario Generale ONU e Direttore Esecutivo di UNOPS (Ufficio per i Servizi di Progetto), Jorge Moreira da Silva, a guida della task force ONU dedicata alle implicazioni delle tensioni nello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare e sui mercati agricoli internazionali.
La minaccia di collasso alimentare incombe in primis su aree già particolarmente vulnerabili: è il caso di Paesi come Sudan, Tanzania o Somalia in Africa o lo Sri Lanka in Asia, fortemente dipendenti dalle importazioni di fertilizzanti dall’area del Golfo, i cui prezzi sono anche in grosso aumento (+20% circa nel giro di poche settimane). Ma anche giganti regionali come l’India e la Cina rischiano conseguenze considerevoli per le difficoltà di approvvigionamento attraverso lo Stretto di prodotti come zolfo, urea o ammoniaca. Il Programma alimentare mondiale (Wfp), citato dal Financial Times, stima che almeno 45 milioni di persone possano rimanere senza cibo sufficiente.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto insieme al Ministro degli Esteri croato Gordan Grlic-Radman (in qualità di Presidente di turno del MED9) e al Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, la riunione ministeriale. L’escalation in Medio Oriente ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria, con 24,6 milioni di persone sfollate, molte delle quali affrontano urgenti bisogni umanitari. Secondo i co-presidenti dell’iniziativa, le tensioni nella regione stanno esercitando “forti pressioni” sulle catene globali di approvvigionamento di fertilizzanti e prodotti alimentari, con conseguenze particolarmente gravi per i Paesi vulnerabili e dipendenti dalle importazioni, soprattutto in Africa e nell’area mediterranea. “Circa il 30% del commercio globale di fertilizzanti, essenziali per l’agricoltura, passa attraverso Hormuz”, ha rilevato Tajani, confermando come le situazioni che preoccupano di più siano quelle “delle regioni e dei Paesi più fragili, soprattutto in Africa”.
I partecipanti hanno richiamato le analisi presentate durante la 180ª sessione del Consiglio della FAO del 28 aprile scorso, dedicate all’impatto delle interruzioni nel Golfo e dell’eventuale chiusura di rotte marittime chiave. Da qui la richiesta di un maggiore coordinamento internazionale per rafforzare sicurezza alimentare, resilienza economica e stabilità regionale.
L’iniziativa punta a favorire una cooperazione più stretta tra Paesi produttori, di transito e importatori di fertilizzanti e derrate agricole, promuovendo catene di approvvigionamento “più stabili, accessibili e diversificate”. Tra gli obiettivi figurano anche il rafforzamento delle capacità produttive regionali, il miglioramento delle infrastrutture logistiche e il sostegno agli investimenti in sistemi agroalimentari resilienti.
Particolare attenzione è stata dedicata agli effetti delle interruzioni lungo i corridoi marittimi strategici, incluso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del commercio mondiale di energia e materie prime. I partecipanti hanno inoltre sottolineato la necessità di continuare a lavorare con le organizzazioni internazionali, comprese le agenzie del sistema delle United Nations e le istituzioni finanziarie internazionali, per affrontare la volatilità dei prezzi e rafforzare la resilienza agricola di lungo periodo, in particolare in Africa e Medio Oriente.
Nel documento finale, Italia e Croazia evidenziano anche la dimensione geopolitica dell’iniziativa, definendo il Mediterraneo “uno spazio di pace, dialogo e cooperazione”. Secondo i co-presidenti, la coalizione dovrebbe contribuire a impedire che insicurezza alimentare e crisi delle catene di approvvigionamento aggravino ulteriormente instabilità, pressioni umanitarie e flussi migratori.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio dibattito internazionale ed europeo sulla sicurezza alimentare e sulla resilienza delle economie vulnerabili, in un momento segnato dall’aumento delle tensioni geopolitiche e dalla crescente attenzione delle Nazioni Unite agli effetti delle crisi regionali sui sistemi alimentari globali. (@OnuItalia)
