NEW YORK, 9 APRILE 2026 – Piu’ protezione per i caschi blu di UNIFIL: l’Italia, che contribuisce con un migliaio di unita’ alla missione di pace nel Libano Meridionale, ha aderito alla dichiarazione congiunta sulla sicurezza dei peacekeeper, letta oggi dalla rappresentanza permanente dell’Indonesia a nome di oltre settanta Paesi contributori di truppe e dall’Unione europea.
Il testo esprime “profonda preoccupazione” per l’escalation della tensione in Libano a partire dal 2 marzo 2026 e per il suo impatto diretto sulla sicurezza dei caschi blu. I firmatari condannano “nei termini più forti” gli attacchi persistenti contro UNIFIL, inclusi quelli più recenti che hanno causato la morte di tre peacekeeper indonesiani e il ferimento di altri militari provenienti da diversi contingenti, tra cui Francia, Ghana, Nepal e Polonia.
La dichiarazione richiama un principio cardine del diritto internazionale: i peacekeeper “non devono mai essere bersaglio di attacchi”. Azioni di questo tipo, si sottolinea, sono vietate e possono configurare veri e propri crimini di guerra. Da qui l’appello alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza affinché utilizzino “tutti gli strumenti disponibili” per rafforzare la protezione del personale impegnato nelle missioni di pace, sempre più esposto in contesti operativi ad alto rischio.
I Paesi firmatari – tra cui l’Italia – ribadiscono inoltre il pieno sostegno al mandato di UNIFIL, stabilito dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, tra cui la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza ONU, e invitano tutte le parti coinvolte a garantire, in ogni circostanza, la sicurezza del personale e delle installazioni ONU. Viene anche sollecitata la prosecuzione di indagini “rapide, trasparenti e complete” su tutti gli attacchi contro i peacekeeper, con l’impegno a informare regolarmente i Paesi contributori di truppe.
Nel testo emerge anche forte preoccupazione per la situazione umanitaria nel Paese: oltre un milione di sfollati, gravi perdite civili e la distruzione diffusa di infrastrutture essenziali. I firmatari chiedono un ritorno urgente al cessate il fuoco del 2024, la de-escalation delle tensioni e la ripresa dei negoziati.
La dichiarazione riafferma infine “il forte impegno” della comunità internazionale per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Libano, rendendo al contempo omaggio al lavoro dei peacekeeper delle Nazioni Unite, impegnati quotidianamente “a rischio della propria vita” per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Hanno aderito alla dichiarazione, oltre all’Italia, Algeria, Armenia, Australia, Austria, Bahrain, Bangladesh, Belgio, Brasile, Brunei, Bulgaria, Cambogia, Canada, Cina, Colombia, Croatia, Cipro, Repubblica Democratica del Congo, Danimarca, Egitto, El Salvador, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Ghana, Grecia, Guatemala, Ungheria, Indonesia, Irlanda, Giappone, Germania, Lettonia, Liberia, Lussemburgo, Malaysia, Malta, Moldova, Mongolia, Marocco, Nepal, Olanda, Macedonia, Pakistan, Panama, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Romania, Russia, Sierra Leone, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sri Lanka, Sud Corea, Svezia, Tanzania, Tailandia, Timor Leste, Turchia, Uruguay, Zambia e l’Unione Europea. (@OnuItalia)
