NEW YORK, 18 MARZO 2026 – Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Siria e’ tornata oggi al centro dell’attenzione internazionale, stretta tra una fragile fase di transizione interna e le ripercussioni del conflitto che sta incendiando il Medio Oriente. È questo il quadro emerso dal briefing di mercoledì, in cui due alti funzionari ONU – tra questi l’italiano Claudio Cardone – hanno invitato la comunità internazionale a intensificare con urgenza gli sforzi di sostegno al Paese.
A riferire agli ambasciatori sono stati Cordone, vice inviato speciale del Segretario generale per la Siria, e Joyce Msuya, vice coordinatrice degli aiuti di emergenza dell’ONU, affiancati dall’atleta olimpica siriana e ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR Yusra Mardini.
Cordone, vice inviato speciale del Segretario generale per la Siria, ha aperto il suo intervento descrivendo come la “preoccupante escalation regionale” stia già producendo effetti concreti sul territorio siriano, a oltre un anno dalla caduta del regime di Assad e dopo quattordici anni di guerra civile. Gli episodi più frequenti, ha spiegato, riguardano la caduta di detriti derivanti dall’intercettazione di missili e droni iraniani nello spazio aereo siriano, con vittime civili, oltre a un caso di bombardamento dal Libano attribuito a Hezbollah. A ciò si aggiunge un aumento delle operazioni israeliane — con elicotteri e droni — e incursioni delle forze israeliane all’interno del territorio siriano.
La crisi si intreccia con quanto avviene nei Paesi vicini. I raid israeliani in Libano hanno causato vittime tra cittadini libanesi e siriani e spinto circa 140.000 persone, in gran parte siriani, a rientrare in Siria in cerca di sicurezza. In questo contesto, Cordone ha ribadito l’appello a Israele a rispettare pienamente la sovranità e l’integrità territoriale siriana, attenendosi agli accordi del 1974 e astenendosi da azioni che possano compromettere la stabilità e il processo politico.
Pur riconoscendo l’impegno del Governo siriano nel dialogo con attori regionali e internazionali per evitare un allargamento del conflitto, l’inviato ha lanciato un avvertimento chiaro: la ripresa del Paese — politica, istituzionale ed economica — resta “costante ma fragile” e rischia di essere compromessa da un conflitto regionale prolungato. Da qui l’invito a “raddoppiare gli sforzi” per proteggere la Siria e accelerarne il percorso verso ricostruzione e stabilità.
Sul piano umanitario, Joyce Msuya, vice coordinatrice degli aiuti di emergenza dell’ONU, ha parlato di “una nuova pressione in un momento fragile”, sottolineando come l’escalation si innesti su una situazione già delicata ma che offre ancora “una reale opportunità di progresso”. Ai danni causati dai detriti si aggiunge il ritorno di flussi di rifugiati: ai circa 140.000 arrivati dal Libano si sommano gli 1,5 milioni di siriani rientrati dai Paesi vicini dalla fine del 2024.
Nonostante le difficoltà — restrizioni dello spazio aereo, chiusura dell’aeroporto di Damasco, rischi crescenti per la sicurezza — le operazioni umanitarie proseguono. Ma, ha avvertito Msuya, la finestra di opportunità resta «fragile» e richiede un sostegno internazionale continuo. La Siria, ha ricordato, ha la possibilità di avviarsi verso una ripresa economica, ridurre i bisogni umanitari e diminuire la dipendenza dagli aiuti, ma questo processo è tutt’altro che garantito.
Tre le priorità indicate agli Stati membri: un impegno diplomatico costante per stabilizzare le aree più instabili, il mantenimento degli aiuti umanitari — oggi limitati da carenze di fondi e difficoltà finanziarie — e un sostegno economico più ampio. Il protrarsi della crisi regionale, ha aggiunto, rischia infatti di colpire duramente un’economia già fragile, anche a causa dell’interruzione delle rotte commerciali e dell’aumento dei prezzi di beni essenziali come carburante e fertilizzanti.
A chiudere il briefing è stata la testimonianza di Yusra Mardini, atleta olimpica nella squadra di rifugiati dell’UNHCR 2016 e simbolo della resilienza siriana. “Sono una figlia della guerra”, ha detto, ricordando come metà dei bambini siriani non abbia mai conosciuto un solo giorno di pace. La ricostruzione del Paese, ha sottolineato, non può essere solo materiale: serve riconciliazione sociale, un futuro senza divisioni religiose o discriminazioni. “Dobbiamo abbattere i muri che ci dividono, non costruirne di nuovi”, ha affermato.
Mardini ha infine lanciato un appello per i giovani siriani, chiedendo investimenti, sostegno finanziario e programmi di formazione per ricostruire un sistema educativo capace di offrire nuove prospettive. Un messaggio che, insieme agli interventi dei funzionari ONU, restituisce l’immagine di un Paese sospeso tra possibilità di rinascita e rischio concreto di una nuova destabilizzazione. (@OnuItalia)
