NEW YORK, 17 FEBBRAIO 2026 – La trasformazione dei sistemi agroalimentari come strumento per “non lasciare nessuno indietro” torna al centro del confronto ONU. Allo Special Meeting dell’ECOSOC dedicato alle Agrifood Systems Transformations, l’Italia ha ribadito che il proprio impegno è di “lungo periodo”, così come “la cooperazione con le agenzie alimentari ONU – la FAO, l’IFAD e il WFP – che siamo orgogliosi di ospitare a Roma”.
Nel suo intervento, la delegazione italiana ha richiamato un passaggio recente della diplomazia multilaterale sul cibo: “Lo scorso luglio l’Italia ha presieduto il summit UNFSS+4 ad Addis Abeba”, ha ricordato un diplomatico italiano, per consegnare al mondo un messaggio chiaro: “Non possiamo piu’ aspettare per fronteggiare il tema della insicurezza alimentare globale con tutte le sue implicazioni “politiche ed economiche”.
Per Roma, la risposta non può essere frammentaria. La trasformazione richiede azioni lungo l’intera catena di produzione e distribuzione, ha sottolineato il delegato, come leva per ridurre povertà, sofferenza e fame, ma anche come motore di crescita e sviluppo. È una visione che lega sicurezza alimentare e sviluppo, mettendo al centro filiere più resilienti e un accesso più equo alle risorse.
Una parte decisiva di questo impegno, ha proseguito l’Italia, si gioca nel continente africano: “Stiamo facendo la nostra parte, soprattutto in Africa, con il Piano Mattei”, definito “la nostra strategia innovativa” per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso il coinvolgimento dei governi partner, delle comunità locali e del settore privato. Il messaggio è quello di un lavoro condiviso, in cui i Paesi partner siano protagonisti e non destinatari passivi.
Nel discorso emerge con forza il ruolo dell’impresa. “Il settore privato è una componente fondamentale di questa strategia”, ha affermato la delegazione, perché può abilitare ulteriori investimenti e l’espansione dei progetti grazie a competenze e tecnologia. In altre parole, senza investimenti e know-how non si passa dalla dichiarazione di intenti a una trasformazione misurabile.
Accanto a finanza e innovazione, l’Italia ha indicato una direttrice culturale e territoriale: la titolarità locale, insieme alle tradizioni agricole e culinarie, sono alleati chiave per affrontare fame, insicurezza alimentare e malnutrizione. È una scelta che riconosce il valore delle comunità e delle competenze locali, e che rilegge la tradizione come risorsa contemporanea.
Da qui l’obiettivo dichiarato: “puntiamo a rendere concreto, per tutti, ciò che chiamiamo ‘sovranità alimentare’”, ossia il diritto delle persone a plasmare il proprio modello produttivo sulla base della propria identità. Una definizione che si colloca nel dibattito internazionale sul diritto al cibo e sulla capacità dei territori di progettare sistemi produttivi coerenti con ambiente, cultura e bisogni.
Coerentemente, Roma ha chiarito che le iniziative italiane non inseguono la standardizzazione della produzione alimentare, ma investono invece nella promozione di prodotti locali e di alta qualità. Un’impostazione che lega qualità, sostenibilità e diversità produttiva, e che mira a coniugare crescita e tutela dei sistemi agroalimentari.
L’Italia ha infine ricordato di aver riaffermato questo impegno “lo scorso venerdì ad Addis Abeba”, in occasione del secondo Vertice Italia-Africa, “alla presenza del Segretario Generale António Guterres”. E ha chiuso con un impegno operativo: “siamo pronti a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri e con tutti gli stakeholder rilevanti” per ampliare ulteriormente questa collaborazione e lasciare un’impronta chiara nella direzione di una trasformazione rapida dei sistemi alimentari. (@OnuItalia)
