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sabato, Luglio 13, 2024

Diritti umani: UNHCR chiede più tutela per rifugiati LGBTi

ROMA, 3 LUGLIO – Oltre alle torture e alle persecuzioni inflitte dalle milizie dei vari paesi, vi sono discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere cui sono soggetti i rifugiati senza potersi in alcun modo difendere.

Le Nazioni Unite con Victor Madrigal-Borloz, Esperto Indipendente Onu e Volker Türk, Assistente Alto Commissario UNHCR per la Protezione, hanno dichiarato che gli Stati e gli altri attori coinvolti nella protezione dei rifugiati devono riconoscere e rispettare la particolare vulnerabilità e le esigenze specifiche dei richiedenti asilo e dei rifugiati LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali).
”Per molte persone LGBTI, i traumi e le persecuzioni cominciano ben prima della vera e propria fuga alla ricerca di una vita sicura – ha affermato Madrigal-Borloz – La persecuzione spesso si manifesta attraverso leggi che criminalizzano l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione del proprio genere, e che sono discriminatorie”.
Madrigal-Borloz ha dichiarato inoltre che le persone LGBTI sono esposte a detenzione arbitraria, maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine, violenza e omicidi extragiudiziali da parte di attori statali e non, nonché a maltrattamenti all’interno di cliniche mediche, fra i quali sterilizzazioni forzate e le cosiddette ”terapie di conversione”. Anche il loro diritto alla libertà di espressione, di riunione e di associazione spesso è indebitamente limitato.

”Purtroppo il viaggio alla ricerca di sicurezza può rivelarsi particolarmente insidioso per molti rifugiati LGBTI, che continuano a subire pregiudizi e violenze nei Paesi di transito e in quelli di accoglienza”, gli ha fatto eco Türk.
Per i due esperti delle Nazioni Unite, il primo fattore di protezione è costituito dalla possibilità di accesso alle procedure di asilo. È di fondamentale importanza che gli Stati assicurino che il fondato timore di persecuzioni per motivi di orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere e/o di caratteristiche sessuali sia accettato quale motivazione per il riconoscimento dello status di rifugiato. Attualmente sono circa 37 gli Stati che concedono l’asilo su tali basi, ma la maggior parte non le tiene in considerazione in vista del riconoscimento o meno di tale status.

I dati relativi al 2017

”I funzionari coinvolti nel processo di determinazione dello status di rifugiato e nella gestione delle condizioni di accoglienza dovrebbero poter frequentare corsi di formazione condotti con sensibilità e in modo culturalmente appropriato su orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali”, ha dichiarato Türk. Sono necessari sforzi supplementari, inoltre, per assicurare che coloro che garantiscono protezione e assistenza posseggano le conoscenze e la formazione adeguate per prevenire e rispondere a tali circostanze, così da evitare l’esclusione delle persone da assistere.

Infine ”l’accesso ai servizi di assistenza sanitaria e a quelli per i diritti in materia di salute riproduttiva che riservano attenzione specifica alla condizione LGBTI diventa particolarmente problematico per i rifugiati LGBTI in tutte le fasi e in tutti i momenti del loro viaggio”, ha affermato Madrigal-Borloz. Per esempio, l’interruzione delle terapie ormonali e di altri trattamenti associati alla transizione di genere può essere particolarmente dannosa o portare a pericolosi casi di automedicazione.”È giunto il momento di riconoscere le esigenze specifiche dei richiedenti asilo e dei rifugiati LGBTI e di assicurare loro la protezione di cui hanno bisogno”, hanno concluso i due esperti.

Maria Novella Topi
Maria Novella Topihttps://onuitalia.com
Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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