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Ambiente: Onu, Pianeta agli sgoccioli. Domani in piazza i giovani del mondo per cambiare

ROMA, 14 MARZO – Da Mattarella a Greta, dagli studenti di tutto il mondo all’Onu, dai meteorologi agli studiosi dell’ambiente nei cinque continenti: l’allarme per il futuro del pianeta percorre in queste ore il mondo soprattutto dopo la pubblicazione del Secondo Global Environment Outlook delle Nazioni Unite.

Se il 29 gennaio scorso la Federazione degli scienziati atomici hanno lasciato le cosiddette ‘lancette dell’Apocalisse’  (ambientale) ferma a due minuti prima di mezzanotte, per oltre 250 scienziati di 70 Paesi è rimasto pochissimo tempo per mettere in sicurezza il pianeta. Nel rapporto sullo stato del pianeta, viene spiegato come le morti e malattie siano fortemente legate all’inquinamento provocato dall’uomo. In particolare nel documento si punta il dito sul fatto che l’inquinamento atmosferico, unito all’uso dei prodotti chimici hanno contaminato l’acqua potabile.

Il rapporto, steso nel corso di sei anni, mette in luce anche il profondo divario tra le zone del mondo, in particolare tra paesi poveri e ricchi, con questi ultimi tra i maggiori responsabili del dissesto per l’uso massiccio di inquinanti e spreco. Stesso discorso anche per le emissioni dei gas serra che spingono il cambiamento climatico con siccità ed eventi estremi. Il documento mette in luce anche un altro aspetto. Intese come l’accordo di Parigi sul riscaldamento globale sono sicuramente utili, ma “oscurano” altri aspetti che invece hanno un impatto diretto sulla salute della Terra. In particolare l’inquinamento del terreno, la deforestazione e l’impatto delle catene alimentari industrializzate.

In queste ultime settimane si sono moltiplicati gli appelli a ”fare qualcosa prima che sia troppo tardi” e in prima fila ci sono le organizzazioni ambientaliste ma anche gli studenti che domani scenderanno in piazza in tante capitali per il Global Climate Strike for Future ribadire che quello che si è fatto finora non è stato in loro nome e che il tempo – anche e soprattutto quello che hanno davanti perché giovani – sta scadendo.

L’adolescente svedese Greta Thunberg – una delle voci più forti della lotta al cambiamento climatico – che era intervenuta a forum di Davos, è stata indicata per il Premio Nobel per la Pace e altri ragazzi giovanissimo sono saliti sui palchi per chiamare alla mobilitazione.

CHARLOTTE E SHLOK
Ieri Charlotte Wanja e Shlok Sachdev, due 17enni del Kenya, hanno fatto il loro ingresso al quartier generale dell’United Nations environment programme (Unep) di Nairobi dove è in corso la quarta UN Environment Assembly, e sono saliti sul palco del più importante vertice ambientale del mondo per parlare ai potenti del pianeta e per dir loro che il futuro di cui stanno discutendo appartiene a loro.
Charlotte e Shlok, studenti delle scuole superiori, sono stati invitati a partecipare al summit Onu come vincitori del concorso ”Our Earth in 2050”, ma non si sono limitati a ritirare il premio: hanno fatto due discorsi spietati, senza compromessi, ma alla fine fiduciosi nell’umanità, e in particolare nei giovani del mondo che domani scenderanno in piazza.

Charlotte ha scelto di concentrarsi sull’inquinamento perché, ha detto, ”è un argomento che mi fa battere il cuore, mi fa venire la pelle d’oca e talvolta mi emoziono davvero, ma ho tutto il diritto di sentirmi in questo modo. Il futuro della nostra terra mi coinvolge. E quello dei miei futuri figli. E dei figli dei miei figli”. ”Se nulla cambia, l’inquinamento e il riscaldamento globale potrebbero diventare inarrestabili – ha aggiunto –  Ma è anche possibile un’alternativa. Abbiamo fede, abbiamo verità, abbiamo speranze e abbiamo visioni. E abbiamo un duro lavoro da fare. Queste sono le cose che ci tireranno fuori dalla situazione in cui ci siamo cacciati. Fare le piccole cose in un modo fantastico, è così che ce la faremo. Pianta un albero, raccogli quella bottiglia di plastica, le piccole cose contano”.

Shlok, è uno studente bianco della Premier Academy di Nairobi che spera di andare all’università per studiare economia e ingegneria, e ha fatto eco alla speranza di Charlotte: ”Credo in un futuro in cui l’energia rinnovabile sia la nuova normalità, dove lasciamo sotto terra i combustibili fossili e diventiamo elettrici, un futuro in cui impariamo davvero a ridurre, riutilizzare e riciclare”.

Rivolgendosi ai Capi di stato, ministri dell’ambiente, uomini d’affari, esperti tecnici, accademici, scienziati e attivisti della società civile riuniti a Nairobi per discutere di soluzioni innovative per le sfide ambientali e il consumo e la produzione sostenibili, Shlok, ha detto che ” i giovani potrebbero offrire risposte, in particolare sull’innovazione con la quale siamo in sintonia, perché ci piace sapere tutto il più velocemente possibile su ogni nuova cosa che esce. Questo tipo di curiosità è ciò che ci porterà avanti. I giovani sono il 100% del nostro futuro. Noi siamo quelli che dovrebbero fare questi cambiamenti. Dobbiamo iniziare a porre l’energia rinnovabile come una priorità e iniziare a innovare e renderla più efficiente, in modo che possiamo gestire tutto il nostro mondo con le energie rinnovabili”.

Charlotte, Greta, Shlok sono solo l’avanguardia delle centinaia di migliaia di ragazzi che in tutto il mondo hanno abbandonato le classi per protestare contro quello che percepiscono come un enorme fallimento dei politici nell’affrontare le sfide attuali e future.

I DATI

Il rapporto dell’Onu dice ad esempio che il 33% del cibo nel mondo viene sprecato e il 56% dei rifiuti è prodotto nei paesi industrializzati, afferma il rapporto. C’è un livello di urbanizzazione a livello mondiale senza precedenti, osservano gli scienziati suggerendo che questo può offrire un’opportunità per aumentare il benessere dei cittadini riducendo nel contempo l’impatto ambientale attraverso una migliore governance, la pianificazione dell’uso del territorio e e del verde. Inoltre, investimenti strategici nelle aree rurali ridurrebbero la pressione verso la migrazione delle persone.Ambiente
Le azioni di mitigazione del clima per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi – contenere l’aumento medio globale della temperatura entro i due gradi o meglio 1,5 gradi – costerebbero circa 22mila milioni di dollari, sottolinea il rapporto evidenziando che i benefici per la salute derivanti da una riduzione dell’inquinamento atmosferico potrebbero ammontare a 54mila milioni di dollari supplementari.
”La scienza è chiara. La salute e la prosperità dell’umanità sono direttamente legate allo stato del nostro ambiente. Siamo ad un bivio. O continuiamo sulla strada attuale, che porterà a un futuro terribile per l’umanità, o ci concentriamo su un percorso di sviluppo più sostenibile. Questa è la scelta che devono fare i nostri leader politici, ora”, è stato il commento di Joyce Msuya, direttore esecutivo facente funzione dell’Un Environment di Nairobi.

(@novellatop, 14 marzo  2019)

 

Maria Novella Topi
Maria Novella Topihttps://onuitalia.com
Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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