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martedì, Febbraio 10, 2026

Ha 20 anni la dottrina R2P: per l’Italia, non solo un principio ma un obbligo morale

NEW YORK, 25 GIUGNO – Nel ventesimo anniversario del principio della “Responsibility to Protect” (R2P), l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è riunita per fare il punto sull’efficacia e sull’attualità di uno dei più ambiziosi impegni multilaterali degli ultimi decenni: prevenire e reagire ai crimini di guerra, ai genocidi, alla pulizia etnica e ai crimini contro l’umanità.

Nel corso del dibattito, l’Italia ha rinnovato con forza il proprio sostegno al principio, intervenendo con una dichiarazione che ne riafferma il valore politico e morale. Allineandosi alle dichiarazioni dell’Unione Europea e del Gruppo di Amici della R2P guidato dal Marocco, il vice Rappresentante Permanente Gianluca Greco ha ribadito la centralità della prevenzione come strumento più efficace e sostenibile per fermare le atrocità prima che avvengano.

“Troppo spesso le nostre promesse non si sono tradotte in azioni concrete. Dal Sudan al Myanmar, i civili continuano a pagare il prezzo dell’inazione e dell’impunità”, ha sottolineato la delegazione italiana.

Nel suo intervento, l’Italia ha identificato tra i principali fattori di rischio l’estrema povertà, la violazione dei diritti umani, la debolezza istituzionale e l’impunità. In quest’ottica, ha rilanciato la necessità di rafforzare i meccanismi di allerta precoce, le istituzioni nazionali per i diritti umani e la governance inclusiva a tutti i livelli – nazionale, regionale e internazionale.

Il principio della Responsibility to Protect nasce formalmente nel 2005, come risposta alle gravi inadempienze della comunità internazionale nei confronti di tragedie umanitarie come il genocidio in Ruanda (1994) e la pulizia etnica in ex-Jugoslavia (Srebrenica, 1995). Inserita nel documento finale del vertice e successivamente riaffermata in risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza, la R2P stabilisce che ogni Stato ha la responsabilità primaria di proteggere la propria popolazione da crimini atroci – genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità. Qualora uno Stato non sia in grado o non voglia esercitare tale dovere, spetta alla comunità internazionale intervenire – prima attraverso mezzi diplomatici, umanitari e preventivi, e solo in ultima istanza con l’uso della forza, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. La R2P si fonda su tre pilastri: la responsabilità dello Stato, l’assistenza internazionale per rafforzare le capacità di protezione, e l’azione collettiva in caso di fallimento. Sebbene il principio abbia trovato ampio consenso normativo, la sua applicazione concreta resta controversa, spesso ostacolata da veti politici e divergenze strategiche tra Stati membri.

Particolare attenzione è stata riservata dall’Italia anche alle nuove sfide che minacciano la coesione sociale e favoriscono l’insorgere di crimini di massa: il cambiamento climatico, la disinformazione e l’incitamento all’odio, fenomeni che – ha ricordato Greco – stanno “evolvendo e accrescendo il rischio di atrocità”.

“La giustizia resta essenziale per la deterrenza, la riconciliazione e la pace duratura”, ha affermato la delegazione, ribadendo la necessità di garantire l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi.

Infine, l’Italia ha voluto sottolineare l’importanza di coinvolgere la società civile e, soprattutto, le vittime e i sopravvissuti nei processi di prevenzione e giustizia: le loro testimonianze sono considerate “indispensabili per costruire risposte efficaci e inclusive”.

In conclusione, la dichiarazione italiana ha richiamato la comunità internazionale a superare la retorica per passare all’azione: “La Responsibility to Protect non è solo un principio – è un obbligo morale e politico. Facciamo in modo che questo anniversario non sia solo un momento di riflessione, ma di impegno concreto e condiviso. L’Italia resta fermamente impegnata a far sì che quel ‘mai più’ diventi finalmente realtà.” @OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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