Migrazioni, da Torino all’U20 il modello dei corridoi di lavoro per i rifugiati

NEW YORK, 21 SETTEMBRE 2026 – Rifugiati in Ecuador, Etiopia, Libano e Uganda messi in contatto con imprese italiane alla ricerca di lavoratori, con formazione e assistenza prima della partenza e dopo l’arrivo. È il modello portato da Torino al vertice dei sindaci dell’Urban 20 (U20) a New York, dove oltre 35 città hanno chiesto al G20 di considerare la migrazione non soltanto come una questione di frontiere, ma anche come una possibile risposta alla carenza di manodopera e al declino demografico.

Al summit, convocato dal sindaco di New York Zohran Mamdani mentre nella città arrivano i leader mondiali per la settimana di alto livello dell’Assemblea Generale dell’ONU, l’Italia era rappresentata, tra gli altri, da Torino e Milano. I due capoluoghi hanno partecipato alla plenaria Migration, Belonging & the Future of Cities, organizzata insieme al Mayors Migration Council, con Chicago, Denver, Freetown e Toronto.

Torino, citta’ ospite di istituti delle Nazioni Unite, ha presentato uno degli esempi più concreti di quella che i sindaci definiscono una gestione della migrazione legata alle esigenze economiche dei territori. Il programma crea percorsi lavorativi regolari collegando rifugiati che si trovano in Ecuador, Etiopia, Libano e Uganda con datori di lavoro italiani che hanno bisogno delle loro competenze.

«Questo è il futuro della solidarietà globale, da città a città», ha detto il sindaco Stefano Lo Russo. «Attraverso i nostri percorsi lavorativi, Torino mette in contatto rifugiati in cerca di opportunità con datori di lavoro che hanno bisogno delle loro competenze».

Per Lo Russo, la questione riguarda direttamente anche la crisi demografica europea: «Per i Paesi che affrontano declino demografico e carenza di manodopera, una migrazione ben gestita è una risorsa strategica». La cooperazione tra città, ha aggiunto, può rendere gli spostamenti «più sicuri e regolari», creando opportunità sia nei territori di partenza sia in quelli di arrivo.

Un messaggio al G20

Il vertice ha adottato il Comunicato U20 2026, con una serie di richieste destinate al G20. Al centro c’è l’idea che le politiche migratorie debbano essere collegate a lavoro, casa, servizi pubblici, cambiamento demografico e resilienza climatica.

Tra le priorità indicate dai sindaci figurano l’ampliamento di canali sicuri e regolari di migrazione per lavoro, costruiti sulla base delle necessità del mercato; maggiori risorse alle amministrazioni locali per accoglienza e inclusione; un ruolo delle città nella definizione delle politiche migratorie; la preparazione agli spostamenti provocati dalla crisi climatica e una cooperazione più stretta tra città di origine, transito e destinazione.

Il documento considera inoltre migranti e sfollati parte del tessuto economico e sociale delle città e potenziali protagonisti della crescita, dell’innovazione e della vitalità demografica.

«Le sfide globali che affrontiamo non possono essere risolte isolatamente», aveva detto Mamdani aprendo il summit. Per il sindaco di New York, le città «possono e devono essere laboratori di innovazione», nei quali sperimentare soluzioni da sviluppare successivamente su scala più ampia.

Il messaggio assume un peso particolare quest’anno perché saranno gli Stati Uniti a ospitare il G20. L’U20 è nato proprio per elaborare una posizione comune delle grandi città e portarla al tavolo dei governi. I sindaci chiedono ora che nel dibattito internazionale sulla migrazione l’attenzione non si fermi al controllo delle frontiere, ma comprenda ciò che avviene una volta che le persone arrivano nelle città: lavoro, alloggio, accesso ai servizi e integrazione nelle comunità locali.

Dal clima all’accoglienza

Al summit sono emerse esperienze molto diverse. Il sindaco di Denver Mike Johnston ha ricordato l’arrivo in città di migliaia di donne e bambini e la necessità di trovare rapidamente alloggi e aiutare i nuovi arrivati a ottenere il diritto di lavorare.

Da Freetown, in Sierra Leone, la sindaca Yvonne Aki-Sawyerr ha invece messo l’accento sul rapporto tra migrazioni e cambiamento climatico. L’obiettivo, ha spiegato, è creare opportunità perché i giovani possano scegliere se partire e perché «il cambiamento climatico non sia mai la ragione per cui sono costretti ad andarsene».

Accanto alle proposte politiche ci sono anche le risorse. Il Global Cities Fund for Migrants and Refugees del Mayors Migration Council, insieme a partner filantropici, ha mobilitato finora oltre 35 milioni di dollari per progetti destinati a migranti, rifugiati e comunità locali. Al vertice di New York sono state annunciate dieci nuove città beneficiarie, con iniziative che spaziano dall’accesso alle opportunità economiche alla preparazione ai rischi climatici fino allo sport come strumento di inclusione.

Dietro le singole iniziative c’è infine una rivendicazione politica più ampia: le città non vogliono più essere soltanto il luogo nel quale ricadono le conseguenze delle decisioni prese dai governi. Nel comunicato dell’U20 si definiscono «artefici attivi del mondo che vogliono», chiedendo che la diplomazia delle città abbia un ruolo maggiore nel trasformare gli impegni internazionali in politiche concrete.

L’Urban 20 è l’iniziativa di diplomazia urbana che riunisce i sindaci delle principali città dei Paesi del G20 ed è convocata permanentemente da C40 Cities e United Cities and Local Governments (UCLG). Nel 2026 la copresidenza è affidata a New York e Los Angeles. (@OnuItalia)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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