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venerdì, Febbraio 20, 2026

Sudan: l’Italia aderisce alla condanna degli attacchi contro i civili e gli umanitari

ROMA, 18 FEBBRAIO 2026 – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aderito alla dichiarazione sulla crisi in Sudan, promossa dalla Germania e sottoscritta dal ministro tedesco Johann Wadephul e dalla maggioranza dei partner europei a livello di
ministri degli Esteri.

Oggi la Missione Internazionale Indipendente di Accertamento dei Fatti per il Sudan ha affermato che le prove dimostrano che in Sudan sono stati commessi almeno tre atti sottostanti di genocidio: «L’uccisione di membri di un gruppo etnico protetto; il causare gravi danni fisici e mentali; e l’imposizione deliberata di condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte».

«La portata, il coordinamento e l’approvazione pubblica dell’operazione da parte della leadership senior delle RSF dimostrano che i crimini commessi a El Fasher e nei suoi dintorni non sono stati eccessi casuali di guerra», ha dichiarato Mohamed Chande Othman, presidente della missione: “Hanno fatto parte di un’operazione pianificata e organizzata che presenta le caratteristiche distintive del genocidio”. Le conclusioni del rapporto si concentrano sugli eventi verificatisi a El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, e nei suoi dintorni durante la presa di controllo da parte delle RSF alla fine di ottobre 2025, dopo quello che la missione ha descritto come un assedio durato 18 mesi, che ha progressivamente privato la popolazione civile di cibo, acqua, forniture mediche e assistenza umanitaria.

Il rapporto afferma che l’assedio ha «indebolito sistematicamente la popolazione presa di mira attraverso la fame, la privazione, il trauma e il confinamento», lasciando molti civili nell’impossibilità di fuggire quando è iniziato l’assalto.

Il conflitto in Sudan è scoppiato il 15 aprile 2023, quando sono iniziati gli scontri tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e i loro ex alleati, le Forze di Supporto Rapido (RSF), di natura paramilitare. Da allora la guerra si è estesa a vaste aree del Paese, con i civili che hanno ripetutamente sopportato il peso dei combattimenti urbani, dei continui cambiamenti delle linee del fronte e del collasso dei servizi essenziali.

Nel testo della dichiarazione firmata da Tajani si condanna con la massima fermezza l’intensificazione degli attacchi contro i civili e contro gli operatori umanitari, inclusi quelli che hanno colpito strutture e convogli del Programma Alimentare Mondiale. “Tali atti sono inaccettabili e costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”, si legge nella dichiarazione in cui l’Italia, insieme agli altri partner, chiede con forza l’accertamento delle responsabilità per ogni violazione e invita tutte le parti a cessare immediatamente le ostilità.

L’Italia ribadisce quindi l proprio sostegno agli sforzi di mediazione regionali e internazionali e continuerà a lavorare, in ambito UE e G7, per favorire una soluzione politica che ponga fine alle sofferenze della popolazione sudanese e ripristini
stabilità e sicurezza nel Paese.

Ecco a seguire il testo della dichiarazione:

“Esprimiamo profonda preoccupazione per il protrarsi di attacchi mortali e illegali contro i civili, le infrastrutture civili e le operazioni umanitarie, mentre continuano intensi combattimenti negli Stati del Kordofan e del Darfur. La recente grave escalation di attacchi con droni e bombardamenti aerei, compresi quelli che hanno colpito civili sfollati, strutture sanitarie, convogli alimentari e aree adiacenti a complessi umanitari, ha provocato un numero significativo di morti e feriti tra la popolazione civile e sta ulteriormente ostacolando l’accesso umanitario e le linee di approvvigionamento.

Nelle ultime settimane, attacchi con droni e razzi contro camion e magazzini del Programma Alimentare Mondiale, nonché contro strutture sanitarie, hanno causato morti e gravi ferimenti tra civili e operatori umanitari, oltre alla distruzione di forniture e infrastrutture umanitarie di urgente necessità. Gli attacchi intenzionali contro il personale umanitario, i veicoli o le forniture, così come l’ostacolare deliberatamente l’arrivo degli aiuti, sono contrari al diritto internazionale umanitario e possono costituire crimini di guerra.

Gli Stati del Darfur e del Kordofan restano l’epicentro della più grave crisi umanitaria e di protezione al mondo. La violenza sessuale e di genere è dilagante, la carestia è stata confermata e la grave insicurezza alimentare continua a diffondersi. Negli ultimi mesi, nei soli Stati del Kordofan, fino a 100,000 persone sono state sfollate. Secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, le violazioni e gli abusi commessi dalle Rapid Support Forces (RSF) e dalle milizie loro alleate a El Fasher e nelle aree circostanti lo scorso ottobre rischiano di ripetersi nella regione del Kordofan. Ribadiamo con urgenza il nostro appello alle Rapid Support Forces (RSF), alle Forze Armate Sudanesi (SAF) e alle milizie loro alleate affinché cessino immediatamente le ostilità.

Condanniamo con la massima fermezza l’orrenda violenza contro i civili, in particolare contro donne e bambini, e tutte le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Tali violazioni possono configurare crimini di guerra o crimini contro l’umanità e devono essere oggetto di indagini tempestive e imparziali, assicurando alla giustizia i responsabili di crimini internazionali.

Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario, che include l’obbligo di consentire e facilitare un accesso rapido, sicuro e senza ostacoli a cibo, medicinali e altri beni essenziali per i civili in stato di bisogno.  I civili, compreso il personale umanitario, devono essere protetti in ogni momento, in particolare donne e ragazze, che restano esposte al rischio di violenza sessuale e di genere. A coloro che fuggono deve essere garantito un passaggio sicuro.

Siamo al fianco del popolo sudanese e delle organizzazioni umanitarie — locali e internazionali — che operano instancabilmente e in condizioni estremamente difficili per prestare assistenza” (@OnuItalia).

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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