NEW YORK, 20 FEBBRAIO 2026 – Alle Nazioni Unite si riaccende il confronto sulla riforma del Consiglio di Sicurezza. Nel corso della seconda riunione dell’Intergovernmental Negotiations (IGN) per l’80ª sessione dell’Assemblea Generale, l’Ambasciatore italiano all’ONU, Giorgio Marrapodi, è intervenuto a nome del gruppo Uniting for Consensus (UfC), ribadendo la posizione della coalizione a favore di una riforma inclusiva e condivisa.
Il gruppo UfC — che riunisce Argentina, Canada, Colombia, Costa Rica, Italia, Malta, Messico, Pakistan, Repubblica di Corea, San Marino, Spagna e Turchia — si definisce pro-riforma, trasversale e diversificato, e sostiene un ampliamento del Consiglio capace di rafforzarne efficacia, rappresentatività, democratizzazione e responsabilità verso l’intera membership.
Nel suo intervento, Marrapodi ha sottolineato che il mondo attraversa una fase di forte tensione per il sistema multilaterale e per lo stato di diritto internazionale. In questo contesto, anche le Nazioni Unite non sono immuni da pressioni e critiche. Proprio per questo, ha affermato, la riforma del Consiglio di Sicurezza deve fondarsi sul principio cardine dell’eguaglianza sovrana degli Stati e godere del più ampio consenso possibile.
Secondo l’UfC, l’espansione dei membri non permanenti eletti rappresenta l’unica proposta in grado di raccogliere un consenso ampio. L’ampliamento di questa categoria offrirebbe nuove opportunità di partecipazione, anche ai 59 Stati membri che non hanno mai avuto un seggio nel Consiglio.
Il compromesso proposto dal gruppo prevede seggi non permanenti di più lunga durata — tra i tre e i cinque anni — con possibilità di immediata rielezione, senza creare una terza categoria intermedia. Un meccanismo che, secondo l’UfC, garantirebbe continuità nei lavori del Consiglio e rafforzerebbe la responsabilità politica, poiché la prospettiva della rielezione incentiverebbe gli Stati a operare nell’interesse collettivo.
Al contrario, l’introduzione di nuovi membri permanenti, ha sostenuto Marrapodi, non renderebbe il Consiglio più rappresentativo né più efficace. Nuovi seggi permanenti perpetuerebbero infatti la mancanza di accountability e amplierebbero il divario tra un ristretto gruppo di Paesi e la vasta maggioranza degli Stati membri.
Il gruppo Uniting for Consensus ha inoltre ricordato che le proposte di espansione della categoria permanente variano profondamente tra loro — alcune su base regionale, altre su base nazionale — segno di una mancanza di convergenza sostanziale su questo punto. In tale contesto, l’UfC ha ribadito la propria opposizione alla creazione di nuovi seggi permanenti, richiamando anche il modello presentato nel marzo 2024, che idealmente prevede l’abolizione stessa della categoria permanente.
L’intervento si è concluso con un appello al senso di responsabilità collettiva: solo attraverso un processo inclusivo e costruttivo, ha affermato Marrapodi, sarà possibile raggiungere un terreno comune sulla riforma del Consiglio di Sicurezza. I tempi lo richiedono, la comunità internazionale lo esige, e la responsabilità ricade su tutti gli Stati membri. (@OnuItalia)
