NEW YORK, 27 GENNAIO 2026 – Nel quadro dell’ECOSOC Partnership Forum 2026, l’Italia ha ribadito oggi a New York il proprio ruolo di primo piano nella trasformazione dei sistemi agroalimentari globali, riaffermando una visione che lega sicurezza alimentare, sviluppo sostenibile e cooperazione multilaterale.
Intervenendo a un side event di alto livello, il Rappresentante Permanente Giorgio Marrapodi ha sottolineato l’impegno strutturale dell’Italia nel settore, ricordando come Roma ospiti il polo alimentare delle Nazioni Unite — FAO, IFAD e WFP — punto di riferimento globale per le politiche su agricoltura, nutrizione e sviluppo rurale.
L’Italia – ha ricordato Marrapodi – ha inoltre promosso e co-organizzato i Food Systems Summits delle Nazioni Unite (+2 e +4), rafforzando il dialogo tra governi, istituzioni finanziarie, settore privato e società civile. Un’azione che si inserisce in una strategia più ampia di investimenti nella resilienza e trasformazione dei sistemi agroalimentari, anche attraverso il Piano Mattei, in connessione con il Global Gateway dell’Unione europea.
Tra le iniziative richiamate, anche il lancio della “Debt for Development Swap Initiative”, pensata per mobilitare risorse finanziarie a sostegno delle filiere agroalimentari nei Paesi partner, coniugando alleggerimento del debito e sviluppo sostenibile. In questo quadro, l’Italia ha confermato il proprio impegno a restare un partner affidabile per lo sviluppo e un facilitatore di soluzioni, anche nel suo ruolo di Presidente del Gruppo di Amici della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione.
Il messaggio italiano si è inserito in modo coerente nell’intervento di apertura del Forum pronunciato dalla Vice Segretaria Generale dell’ONU, Amina Mohammed, che ha ricordato come l’Agenda 2030 non possa essere realizzata da un solo attore. “La scala delle sfide che affrontiamo”, ha affermato, “richiede partenariati che mettano insieme risorse, competenze e volontà politica”.
Ripercorrendo gli 80 anni di storia di ECOSOC, Mohammed ha sottolineato il valore di un multilateralismo inclusivo che ha saputo mobilitare migliaia di organizzazioni della società civile e produrre risultati concreti, pur riconoscendo che oggi il mondo è “pericolosamente fuori rotta” rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile: dalla povertà alla fame, dall’accesso all’energia all’uguaglianza di genere.
Di fronte a un divario di finanziamento per gli SDGs che supera i 4.000 miliardi di dollari l’anno, la Vice Segretaria Generale ha richiamato l’urgenza di partenariati trasparenti, guidati dai Paesi e orientati ai risultati, capaci di trasformare gli impegni politici in attuazione concreta.
È in questo spazio — tra visione politica e implementazione sul campo — che l’Italia ha collocato il proprio contributo, proponendosi come ponte tra istituzioni multilaterali, Europa e Paesi partner. Un approccio che riflette lo spirito del Forum: fare delle partnership il motore operativo per accelerare l’Agenda 2030 nei cinque anni decisivi che restano. (@OnuItalia)
