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Cooperazione: dalle cime del Bhutan alle passerelle di Milano, il saper fare delle tessitrici himalayane

ROMA, 9 DICEMBRE 2025 – La FAO, in collaborazione con il Regno del Bhutan, sta mettendo in contatto le tessitrici del paese himalayano con il mondo esterno. Attraverso il progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana allo SviluppoModa per Ecosistemi Fragili del Segretariato della Partnership delle Montagne – la FAO e il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Occupazione del Bhutan hanno promosso la collaborazione tra un brand di moda internazionale e le artigiane delle remote comunità montane, contribuendo a lanciare i tradizionali tessuti sulle scene internazionali.Nell’ambito di questa iniziativa, la stilista e Ambasciatrice di buona volontà della Partnership delle Montagne Stella Jean è volata in Bhutan, dove ha lavorato a stretto contatto con stilisti locali e le tessitrici di Goenpa Kabab per co-creare una capsule collection con il Kishuthara.

Nel villaggio di Goenpa Kabab vive una comunità buddista di tradizione matriarcale, in cui le donne si dedicano con orgoglio alla tessitura dei tradizionali abiti Kishuthara. Alcune di esse hanno ricoperto il ruolo di tessitrici reali per regine e principesse bhutanesi. Hanno unito tessitura tradizionale, inserti e ricami, creando una collezione vivace e contemporanea che è stata presentata alla Settimana della Moda di Milano.

Sherab Tshomo è un’esperta tessitrice di 41 anni che si dedica all’arte del Kishuthara da quando ne aveva otto. Realizzare abiti va oltre la semplice tessitura: è un elaborato processo che prevede la tintura della seta grezza con piante locali come l’indaco, la pulizia, la bollitura, l’asciugatura al sole, la filatura e infine la tessitura a mano su un caratteristico telaio con una tecnica chiamata trima per creare motivi in rilievo e intricati decori. Questi prodotti artigianali sono molto apprezzati sia all’interno del paese che all’estero, ma molte tessitrici continuano ad avere difficoltà nell’accedere ai grandi mercati internazionali, come il settore della moda globale.

”Prima della formazione, non avevo mai considerato il potenziale dei mercati internazionali per i modelli contemporanei. Ero concentrata solo sulla tessitura tradizionale, realizzando semplici borse e tovaglie per i turisti che visitavano il Bhutan. Oggi conosco le opportunità dei mercati internazionali e so come collaborare con altri professionisti del settore tessile”, racconta Sherab. ”Dobbiamo contare su persone che partono dal nostro villaggio per distribuire i manufatti nelle aree urbane. Inoltre non abbiamo dimestichezza con l’imprenditoria, la contabilità o il marketing. Con l’arrivo delle nuove tecnologie possiamo utilizzare gli smartphone, ma dobbiamo ancora imparare a utilizzarli in modo corretto”, dice ancora Sherab.La collaborazione  tra Cooperazione e Bhutan si è avvalsa inoltre delle competenze di due stiliste bhutanesi il cui contributo è stato fondamentale per la collezione: Chandrika Tamang e Tashi Zangmo. Chandrika Tamang fonde il design a spreco zero con materiali riciclati per creare splendidi abiti, tessuti ed emancipare le donne, in particolare le madri single.

Tashi Zangmo, da molti conosciuta per Wangpe Couture, è un’imprenditrice di Thimphu, in Bhutan. Ha iniziato il suo viaggio nella moda nel 2015, fondendo il suo background commerciale con il suo innato legame con i tessuti bhutanesi. Cresciuta in una famiglia di esperte tessitrici e stimolata dalla madre, ha sviluppato un profondo amore per l’artigianato tradizionale, che continua a definire la sua identità di stilista. Grazie a questo progetto, immagina una nuova generazione di tessitrici alle prese con le tecniche innovative.

”La tessitura tradizionale è un lavoro che richiede pazienza: un capo può richiedere mesi, a volte anche più di un anno, ma considero queste sfide l’essenza stessa della nostra arte. A differenza dei tessuti realizzati a macchina, ogni capo prodotto porta con sé le mani, la pazienza e l’anima della sua creatrice. È questo che lo rende insostituibile”, sottolinea Tashi.Le abilità di Sherab, Chandrika, Tashi e delle altre tessitrici bhutanesi sono arrivate sulle passerelle di moda, facendo conoscere al mondo le tradizioni della moda etica di montagna, promuovendo al tempo stesso l’imprenditoria femminile e migliorando i mezzi di sussistenza delle popolazioni montane.

Per la collezione co-creata e presentata a Milano dalla stilista italo-haitiana Stella Jean, le stiliste e le artigiane bhutanesi mantengono i diritti di proprietà intellettuale, consentendo loro di continuare a produrre e vendere i capi a clienti globali attraverso i propri canali.

Il Segretariato della Partnership delle Montagne (MPS) ha inoltre formato 18 artigiane sul branding dei prodotti, sulle catene del valore sostenibili e sui processi di certificazione nell’ambito dell’iniziativa per i Prodotti della Partnership delle Montagne (MPP). Di conseguenza, i tessuti Kishuthara e Yathra oggi vantano le etichette MPP, che condividono con gli acquirenti la storia della loro arte e delle loro origini.

Moda per Ecosistemi Fragili parte mettendo in contatto stilisti e artigiani delle regioni più remote del mondo con brand di moda internazionali. I suoi effetti vanno oltre la moda etica: dimostrano come un patrimonio culturale tangibile possa evolversi, fondendo generazioni di conoscenze con l’innovazione per creare nuove opportunità per le donne delle comunità montane.

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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