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Con una mostra e un volume l’Italia all’Onu celebra i suoi peacekeepers

NEW YORK, 13 NOVEMBRE 2025 – Una mostra e un volume dedicato agli uomini e alle donne che hanno perso la vita nelle missioni internazionali di peacekeeping: dai 13 aviatori italiani uccisi a Kindu durante la missione Onu in  Congo (ONUC) nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1961 alla sottotenente e infermiera volontaria della Croce Rossa Maria Cristina Luinetti, la prima donna italiana caduta in una missione militare di pace all’estero.

Cristina fu uccisa il 9 dicembre 1993 a Mogadiscio nell’ambito dell’impegno del contingente italiano UNOSOM II frapponendosi tra un uomo armato e la vita degli astanti, un gesto per il quale i 2 novembre 2000 le fu conferita la Croce di cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia alla Memoria. Il suo sacrificio e’ stato ricordato oggi al Palazzo di Vetro.

Settant’anni fa, nel 1955, l’Italia varcava le soglie delle Nazioni Unite insieme ad altri quindici Paesi, entrando nella comunità internazionale con la promessa di contribuire alla pace, alla cooperazione multilaterale e alla responsabilità condivisa fra i popoli, una scelta celebrata oggi all’inaugurazione della mostra Blue Helmets in the Service of Peace”, accompagnata dal volume commemorativo a firma del generale Alfonso Manzo e Maria Gabriella Pasqualini. L’evento è stato promosso dal Ministero della Difesa e realizzato dallo Stato Maggiore Difesa e rientra in un più ampio programma di avvenimenti finalizzati alla diffusione del rilevante ruolo delle Forze Armate italiane nelle Operazioni di Pace sotto egida ONU. L’Italia vanta il primato, tra i Paesi occidentali, del più alto numero di militari al servizio della pace così come nella delicatissima missione in Libano, UNIFIL, affidata al comando del Generale di Divisione dell’Esercito Italiano, Diodato Abagnara.

Anniversaries: 65 years ago Italy joined the UN
UN Photo: Secretary-General Dag Hammarskjöld (right) shakes hands with Representative Casardi

L’evento, aperto dall’Ambasciatore Maurizio Massari, dal Sottosegretario Generale ONU per il Dipartimento del Supporto Operativo Atul Khare e dal Consigliere Militare della Missione Italiana, Generale Alfonso Manzo, è stato un omaggio alla lunga tradizione italiana nel peacekeeping: una storia fatta di professionalità, coraggio e umanità, spesso in condizioni difficili e in teatri segnati da violenza e instabilità.

Massari: “L’Italia crede nella pace costruita insieme”

Nel suo intervento, l’Ambasciatore Massari ha ricordato la valenza simbolica e politica dell’ingresso dell’Italia nel 1955, sottolineando che quella decisione “rifletteva non solo il nostro ritorno nella comunità internazionale, ma la convinzione profonda che le sfide globali richiedono soluzioni globali”.

Massari ha richiamato il contributo dei militari italiani “dal Libano ai Balcani, dall’Africa al Medio Oriente”, donne e uomini che hanno indossato il casco blu “con professionalità, coraggio e compassione”, incarnando i principi della Carta dell’ONU.

Il Rappresentante Permanente ha poi sottolineato la necessità di peacekeeping moderni e adattati alle nuove complessità: “Abbiamo una buona road map: la Nuova Agenda per la Pace, il Patto per il Futuro, la Risoluzione 2719. Ora dobbiamo applicare ciò che abbiamo deciso, finanziando adeguatamente il peacekeeping e sostenendo gli sforzi di riforma per un’ONU più efficiente e adatta al suo mandato”.

Khare: “L’Italia manda il meglio: partnership esemplare”

Il Sottosegretario Generale Atul Khare ha espresso la “profonda gratitudine” delle Nazioni Unite per i settant’anni di impegno italiano e per la partecipazione a oltre trenta missioni di peacekeeping dagli anni Sessanta a oggi.

Khare ha elencato le aree in cui la collaborazione con l’Italia è stata decisiva: dal potenziamento del Global Service Center di Brindisi all’innovazione logistica e ambientale, dai programmi di capacity building alle attività mediche in missione.

Gen. Graziano UNIFILUn passaggio particolarmente personale ha reso evidente il prestigio dell’Italia nel peacekeeping: “È raro che da uno stesso Paese provengano due Capi di Stato Maggiore della Difesa che prima sono stati Force Commander dell’UNIFIL. L’Italia manda il meglio alle Nazioni Unite”, ha detto Khare in un omaggio a Claudio Graziano e Luciano Portolano, ma anche ai Rappresentanti Permanenti italiani degli ultimi dieci anni: oltre a Massari, Sebastiano Cardi e Mariangela Zappia.

Il Sottosegretario generale ha ringraziato l’Italia anche per il ruolo nella LEAF – Leading on Environmental Management in the Field Group of Friends, strumento chiave per l’impatto ambientale delle missioni: “Grazie per averci sostenuto in questo lavoro essenziale”.

Manzo: “La nostra storia è una missione, non un capitolo chiuso”

Il Generale Alfonso Manzo ha chiuso la cerimonia con un intervento dedicato al valore umano del contributo italiano: “Più di 50 militari italiani sono caduti sotto le bandiere delle Nazioni Unite. A loro va la nostra gratitudine più profonda”.

Manzo ha ripercorso l’evoluzione storica delle operazioni di peacekeeping – dagli anni di Dag Hammarskjöld, ai mutamenti post–Guerra Fredda, fino alle crisi frammentate del presente – sottolineando la necessità di un multilateralismo forte, capace di proteggere le popolazioni e accompagnare la riconciliazione.

La mostra e il volume commemorativo con in copertina Hammarskjöld che stringe la mano al primo Rappresentante Permanente italiano Alberico Casardi, ha spiegato Manzo, “sono un tributo al professionalismo ma anche all’umanità dei nostri militari: il rispetto per le culture locali, la capacità di dialogare con le comunità, di costruire legami duraturi”.

PiccoUn omaggio particolare a Giandomenico Picco: “Va bene sottolineare il ruolo del Segretario generale come mediatore, poi pero’ spetta a ciascuno dei suoi rappresentanti allungare l’elastico il piu’ possibile senza spezzarlo”, aveva detto il diplomatico italiano n diplomatico italiano di grandissimo rilievo internazionale che fu definito dall’allora Segretario Generale Javier Perez de Cuellar come un “unarmed soldier of diplomacy” (un soldato senza armi della diplomazia). (@OnuItalia)

OnuItalia
OnuItaliahttps://onuitalia.com
Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma.

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