NEW YORK, 19 SETTEMBRE 2025 – Il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha presentato oggi un rapporto sulle riforme strutturali e sugli allineamenti dei programmi nell’ambito dell’Iniziativa UN80, illustrando proposte per rendere le Nazioni Unite più coerenti, efficaci e meglio attrezzate ad affrontare le sfide globali.
Il rapporto, Shifting Paradigms: United to Deliver, delinea possibili aggiustamenti riguardo al funzionamento e alla struttura delle Nazioni Unite, alle modalità di collaborazione tra le sue entità e al suo operare complessivo. Si tratta del terzo risultato principale dell’Iniziativa, dopo i precedenti rapporti sulle misure di efficienza e sulla revisione dell’attuazione dei mandati. Pubblicato poco prima della Settimana di Alto Livello dell’Assemblea Generale, il documento è destinato a informare le deliberazioni degli Stati Membri.
“Questo è un lavoro in corso”, scrive Guterres nella prefazione. “Attendiamo con interesse di collaborare con gli Stati Membri per realizzare la nostra ambizione comune: un sistema delle Nazioni Unite più coerente, più efficace e meglio equipaggiato per servire ‘Noi, i Popoli’“.
Principali aree di intervento
Le proposte riguardano tutti e tre i pilastri dell’azione ONU – pace e sicurezza, sviluppo sostenibile e diritti umani – oltre all’azione umanitaria, al rafforzamento della collaborazione inter-pilastro e ai cosiddetti “abilitatori di sistema”. Si sottolinea la necessità di ridurre compartimentazioni e duplicazioni, promuovendo una collaborazione più efficace, poiché il sistema ONU, costruito nell’arco di 80 anni, deve adattarsi a sfide oggi molto più complesse.
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Pace e sicurezza: consolidamento di uffici e livelli di leadership, creazione di centri di eccellenza per il peacebuilding e per Donne, Pace e Sicurezza, predisposizione di operazioni di pace più snelle e integrate.
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Nuovo Patto Umanitario: pianificazione semplificata, integrazione delle catene di approvvigionamento globali, espansione dei servizi amministrativi comuni e rafforzamento della diplomazia umanitaria, con l’obiettivo di servire oltre 100 milioni di persone in modo più rapido ed efficace.
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Sviluppo sostenibile: valutazione di possibili fusioni di agenzie, creazione di nuovi hub congiunti di conoscenza, riconfigurazione delle operazioni regionali e nazionali per un impatto maggiore.
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Diritti umani: istituzione di un Gruppo ONU per i Diritti Umani, guidato dall’Alto Commissario, per coordinare le azioni a livello di sistema e ridurre le duplicazioni.
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Abilitatori di sistema: creazione di un Data Commons del sistema ONU, di una Technology Accelerator Platform, di servizi amministrativi unificati, di formazione e ricerca semplificate, oltre a riforme per rafforzare i fondi comuni e i finanziamenti di base.
I prossimi passi
Alcune delle proposte del rapporto rientrano nei poteri del Segretario Generale e possono essere attuate subito. La maggior parte, tuttavia, dipende dagli Stati Membri. Il Presidente dell’Assemblea Generale ha invitato il Segretario Generale Guterres a presentare il rapporto agli Stati Membri il 15 ottobre 2025.
Dietro il programma di Guterres aleggia la posizione degli Stati Uniti da quando Donald Trump e’ diventato presidente per la seconda volta. Il ritiro di Trump dalle Nazioni Unite ha aperto spazi a governi e regimi autoritari intenzionati ad influenzare i lavori dell’Onu, scrive oggi il New York Times sulla base di interviste con diplomatici e funzionari e sull’esame di documenti interni al Palazzo di Vetro.
L’impatto dei tagli di Trump
Cina, Russia, Qatar ma non solo, sono tra le nazioni che piu’ di recente si sono mosse per occupare il vuoto lasciato dagli americani, scrive il giornale a pochi giorni dall’avvio dei lavori ad alto livello dell’Assemblea Generale davanti alla quale Trump, come leader del paese ospite, parlera’ in apertura martedi prossimo. “Chi difende le Nazioni Unite come una delle poche organizzazioni in grado di puntare i riflettori sulle ingiustizie nel mondo afferma che il ritiro degli Usa sta incoraggiando nazioni autoritarie a rimodellare l’Onu a proprio vantaggio”, scrive il New York Times.
Ipotesi di traslochi di intere agenzie
I tagli al bilancio Onu del governo Trump (un miliardo di dollari piu’ un altro miliardo all’esame del Congresso, piu’ altre sforbiciate ai fondi concessi a varie agenzie e al peacekeeping) hanno aggravato gli ammanchi, inducendo il Palazzo
di Vetro a ipotizzare trasferimenti di personale e interi uffici in localita’ meno care di New York o Ginevra. Alcune agenzie Onu con sede nella citta’ svizzera rischiano di perdere il 40% dei loro fondi, scrive il giornale. Ed ecco dunque che il Qatar, con un passato di abusi nei confronti dei lavoratori migranti, che si offre di ospitare uffici dell’Ilo, l’agenzia delle Nazioni Unite per i diritti dei lavoratori, mentre la Russia propone di ridurre i tempi di intervento dei gruppi di advocacy per risparmiare sui costi delle riunioni e il Ruanda, il cui governo e’ stato criticato per l’appoggio dato ai ribelli nella Repubblica Democratica del Congo, che ha mostrato interesse a ospitare “un campus Onu a lungo termine”, secondo una lettera del primo ministro Justin Nsengiyumva ottenuta dal
Times.
Gli occhi della Cina sull’Oms
Quanto alla Cina, che da tempo aspira a potenziare il suo ruolo all’Onu, ha mandato in maggio un vice premier all’Assemblea dell’Oms con la promessa di mezzo miliardo di dollari in finanziamenti quinquennali. “I Paesi stanno sfruttando ogni opportunità, compresa quella offerta dalla crisi di liquidità e dagli incontri di alto livello, per cercare di far avanzare la propria agenda”, ha dichiarato Phil Lynch, direttore esecutivo dell’International Service for Human Rights, un’ong con sede a Ginevra: “I tagli sono sul tavolo e questo apre una finestra di opportunità”. (@OnuItalia)
