8.9 C
New York
sabato, Gennaio 24, 2026

UNESCO Sites Navigator: nuova piattaforma digitale per proteggere il patrimonio UNESCO

ROMA, 11 AGOSTO 2025: L’UNESCO ha lanciato una nuova piattaforma digitale che promette di rivoluzionare il modo in cui vengono monitorati e protetti i siti riconosciuti a livello internazionale. Il World Heritage Online Map Platform (WHOMP), nato nel 2023 per seguire lo stato di conservazione dei beni del Patrimonio Mondiale, evolve oggi nell’UNESCO Sites Navigator: un sistema integrato capace di raccogliere e visualizzare dati su Patrimonio Mondiale, Riserve della Biosfera e Geoparchi mondiali in un’unica interfaccia. unesco

Questa trasformazione segna un passo avanti fondamentale nella gestione del patrimonio culturale e naturale. Il nuovo strumento combina circa 40 database e si basa su tecnologie di telerilevamento per fornire informazioni in tempo quasi reale, incluse quelle relative ai rischi derivanti dalla crisi climatica. Gli utenti possono misurare distanze e superfici, annotare mappe, importare shapefile, esportare visualizzazioni personalizzate e consultare schede interattive con i dettagli chiave di ciascun sito.

unesco

Elemento di punta è il sistema di allerta automatizzato, che invia aggiornamenti giornalieri e settimanali su possibili minacce: incendi boschivi, terremoti, tsunami, episodi di sbiancamento dei coralli o perdita di vegetazione. L’allerta copre attualmente i siti del Patrimonio Mondiale, ma è prevista a breve l’estensione a Riserve MAB (Man and the Biosphere) e Geoparchi.

Oltre alla capacità di monitoraggio, l’UNESCO Sites Navigator colma un vuoto di lungo periodo, offrendo a gestori e comunità locali uno strumento unico per prendere decisioni tempestive e mettere in atto azioni concrete di tutela.

Un’unica piattaforma per un patrimonio globale

unescoCon l’UNESCO Sites Navigator, Patrimonio Mondiale, Riserve MAB e Geoparchi entrano in una rete di monitoraggio integrata che consente di condividere dati, prevenire rischi e pianificare interventi di lungo periodo.

Per l’Italia significa poter contare su uno strumento capace di valorizzare ulteriormente il proprio patrimonio e di rafforzare la cooperazione tra diversi siti. In un contesto di cambiamenti climatici e crescenti pressioni ambientali, la sfida sarà successivamente quella di trasformare le informazioni in azioni concrete, sfruttando appieno le potenzialità di un sistema che unisce tecnologia, scienza e governance partecipativa.

Le Riserve della Biosfera MAB: l’Italia tra eccellenza e innovazione

Tra le tre categorie monitorate dalla nuova piattaforma, giocano un ruolo centrale le Riserve della Biosfera, riconosciute nell’ambito del programma MAB – Man and the Biosphere, lanciato dall’UNESCO nel 1971. L’obiettivo è quello di creare un equilibrio duraturo tra conservazione della biodiversitàsviluppo sostenibile e salvaguardia dei valori culturali.

In Italia, le prime iscrizioni risalgono al 1977 con Collemeluccio-Montedimezzo (Molise) e la Foresta del Circeo (Lazio), seguite nel 1979 da Miramare in Friuli Venezia Giulia. Oggi il nostro Paese conta 21 Riserve MAB, che spaziano da territori alpini come il Monviso a paesaggi appenninici come l’Appennino Tosco-Emiliano, fino alle aree marine dell’Arcipelago Toscano o della Sardegna nord-orientale.

Le Riserve hanno tre funzioni principali:

  1. Conservazione della diversità biologica e culturale.
  2. Sviluppo sostenibile, soprattutto a beneficio delle comunità locali.
  3. Logistica per la ricerca, l’educazione ambientale e progetti pilota.

La loro gestione si basa sul coinvolgimento attivo delle comunità e sulla cooperazione scientifica, rendendo le Riserve MAB dei veri e propri laboratori di buone pratiche ambientali.

I Geoparchi italiani: laboratorio di geodiversità

Accanto alle Riserve della Biosfera, l’Italia è tra i protagonisti della Global Geoparks Network con 12 Geoparchi mondiali UNESCO. Questi territori, di eccezionale valore geologico, vengono gestiti con un approccio che unisce protezione del patrimonio geologico, educazione e sviluppo sostenibile.

Dalle Madonie in Sicilia al Beigua in Liguria, dal Pollino tra Basilicata e Calabria al recente Geoparco dell’Alta Murgia in Puglia, queste aree sono anche strumenti di valorizzazione turistica e culturale. Ogni quattro anni, i Geoparchi sono sottoposti a una valutazione che ne conferma o meno lo status UNESCO, assicurando standard elevati di gestione e conservazione.

Ad oggi, i Geoparchi Mondiali UNESCO sono un totale di 229, distribuiti in 50 Paesi. Per garantire standard elevati di tutela e gestione, ogni sito è sottoposto a una verifica quadriennale che ne valuta la qualità complessiva. L’esito del riesame può portare al rilascio di una carta verde, che conferma lo status; di una carta gialla, che concede due anni di tempo per adeguarsi ai requisiti mancanti; o di una carta rossa, che comporta la perdita definitiva della designazione in caso di mancato adeguamento.

Come per le Riserve MAB, i Geoparchi italiani si distinguono per il forte coinvolgimento delle comunità locali, la promozione dell’educazione ambientale e l’adozione di modelli di sviluppo in armonia con la tutela del territorio. (@OnuItalia)

Articoli Correlati

Rimani Connesso

4,527FansMi piace
7,156FollowerSegui

Ultimi Articoli