ROMA, 3 GENNAIO 2026 – L’Agenzia Italiana per la Cooperazione ha cambiato il logo: il numero dieci, che accompagnera’ sui social i post dell’entita’ creata come braccio operativo del Ministero degli Esteri per gli aiuti allo sviluppo, celebra un impegno decennale e l’anniversario dall’inizio delle operazioni il primo gennaio 2016. “L’impegno continua”, si legge nel post dell’AICS su X.
L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha la sua sede centrale a Roma, una sede a Firenze e 20 sedi all’estero, è una delle principali novità della legge di riforma della cooperazione (Legge n. 125/2014) e ha iniziato ad operare esattamente dieci anni fa con l’ambizione di allineare l’Italia ai principali partner europei e internazionali nell’impegno per lo sviluppo e rispondere all’esigenza di una cooperazione più professionale e innovativa, con il necessario grado di flessibilità degli strumenti in uno scenario che è in continuo mutamento.
Il compito è di svolgere le attività di carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione internazionale. Il Vice Ministro, Edmondo Cirielli, è il titolare della delega in materia di Cooperazione allo Sviluppo, conferita ai sensi dell’articolo 11 comma 3 della legge, e presiede il Comitato congiunto che approva i progetti e le iniziative di sviluppo internazionale.
I quattro pilastri della legge 125
La legge 125 aveva l’ambizione di modernizzare la cooperazione italiana attraverso la costruzione di quattro pilastri: il primo è la “coerenza delle politiche governative”, garantita dal Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS), sede istituzionale di confronto a livello di Ministri (dal Ministro dell’Interno a quello dell’Ambiente, dallo Sviluppo economico alla Cultura) sulle diverse politiche internazionali del Governo, con lo scopo di aumentarne la compatibilità e la coerenza quanto a obiettivi e a risultati raggiunti. Il secondo pilastro era l’istituzione di un Viceministro alla Cooperazione con una delega ampia e specifica sulla materia e che potrà sede al Consiglio dei Ministri, in caso si trattino questioni riguardanti la cooperazione. Il terzo pilastro era la definizione di “un sistema italiano della cooperazione” che vede il coinvolgimento e l’interazione di nuovi attori del non profit (Fondazioni, Onlus, Finanza etica, diaspore dei migranti etc.) e del settore privato. Il quarto pilastro era infine incarnato dalla Agenzia che, sotto la vigilanza del MAECI, é dotata di una larga capacità di azione grazie a una personalità giuridica autonoma, un proprio bilancio ed una sua organizzazione. Tutte capacità che dovrebbero consentirle di fungere da vero e proprio hub tra le istituzioni nazionali e locali, il mondo no-profit e quello profit. (@OnuItalia)
